Un’operazione, frutto della stretta sinergia tra i Carabinieri di Matera e la Polizia Stradale di Avellino, ha portato all’arresto di due truffatori e al recupero dell’intero bottino. I fatti sono accaduti il 9 settembre, quando un'operazione info-investigativa...
Pubblichiamo l’intervento di Aura Blu:
Il prezzo del carburante sale, oscilla, cambia ogni giorno. Oggi per esempio costa in media 2,33 euro al litro sulla rete ordinaria e oltre 2,41 in autostrada, domani chissà. Il consiglio alla cittadinanza è sempre lo stesso: usare meno l’auto, prendere i mezzi pubblici, organizzarsi meglio. Ma questo consiglio presuppone una libertà di azione e organizzazione che molte persone non hanno. Per una persona con disabilità che non può usare il trasporto pubblico, questa non è in alcun modo una spesa comprimibile: è il prezzo dell’unico modo per uscire di casa.
I numeri lo dicono da tempo. Secondo l’ISTAT nel 2019 solo il 14,4% delle persone con disabilità si sposta con i mezzi pubblici urbani, contro il 25,5% del resto della popolazione, e tra gli over 75 il divario è ancora più netto. Non è una semplice preferenza, è esclusione sociale. Le barriere fisiche le vediamo e le conosciamo bene: una pedana rotta sul bus, l’ascensore della metro fuori servizio, la fermata senza rampa sul marciapiede. Ma ce ne sono di invisibili, subdole, difficili da vedere e che nessun metro misura: il sovraccarico sensoriale di un mezzo affollato, rumoroso, con annunci confusi e luci che cambiano spesso, che per una persona autistica e/o neurodivergente può essere insostenibile. Per non parlare dei continui cambi di percorso – per via di lavori, strade chiuse, incidenti – che possono essere difficili da elaborare e gestire per una persona autistica. Accessibilità non significa solo una rampa. Significa poter organizzare uno spostamento senza ansia da gestire nell’emergenza, senza dipendere dalla buona volontà e dall’aiuto altrui, senza doversi giustificare.
Con queste premesse l’auto privata, spesso adattata e/o guidata da un familiare, diventa obbligatoria. E chi non ha alternative non può scegliere se e come risparmiare: non si taglia una terapia, un lavoro, una visita, un pomeriggio di vita sociale. Paga di più proprio chi ha meno scelta.
Qui c’è un problema di sostenibilità economica. Solo le famiglie più abbienti possono e potranno reggere questi prezzi senza rinunciare a nulla. Tutte le altre rinunceranno, e la rinuncia ha un nome preciso: segregazione delle persone disabili. Quando la mobilità non è accessibile a chi non è autonomo, la casa smette di essere rifugio e diventa confine. Il diritto alla mobilità, riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, è la condizione per esercitare tutti gli altri: lavoro, studio, salute, relazioni.
E poi c’è lui, il protagonista di questi ultimi giorni: il bollo. Il governo presenta come un sollievo l’abolizione della tassa per auto piccole e medie e per le moto, una misura per ora temporanea, che vale circa 2,3 miliardi di mancato introito per le Regioni ed è coperta anche con economie del Pnrr. Ma chi ha una disabilità grave l’esenzione dal bollo ce l’ha già, per un veicolo fino a 150 kW. Per queste persone il risparmio annunciato è zero, mentre il pieno costa sempre di più. Si festeggia uno sconto che non arriva a chi è già esentato, dentro un’estate in cui il carburante non smette di salire.
Il vero risparmio è la vera accessibilità economica non si scrivono in una circolare, si vivono ogni giorno. L’equità si costruisce con prezzi del carburante calmierati e con un trasporto pubblico davvero accessibile, puntuale, sicuro e pensato per tutti i corpi e tutte le menti. Finché non accade, non parliamo di transizione né di sacrifici condivisi. Parliamo di chi può permettersi di muoversi e di chi no.

