sabato, 26 Settembre 2026

Il prof. Incampo: “Francesco amava le creature perché credeva, con assoluta radicalità, che l’unico Dio avesse scelto di farsi una di loro. Era un mistico per cui la natura intera era diventata, dopo Betlemme, un luogo abitabile da Dio”

Dietro l’immagine addomesticata del frate che parlava ai lupi e agli uccelli si nasconde un mistico radicale, ossessionato da un solo mistero: Dio fatto carneAd Assisi, nelle cartoline e nei santini, San Francesco è quasi sempre lo stesso: un uomo mite in tonaca...

Si è tenuta questa mattina nel cimitero di Salandra la cerimonia di commemorazione, con la deposizione di una corona di alloro sulla sua tomba, del Brigadiere del disciolto Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza Giovanni Saponara, “vittima del dovere” e medaglia d’oro al valor civile alla memoria.

Sono trascorsi 50 anni dalla sua morte, avvenuta a Genova nel 1976 ad opera di un commando terroristico delle Brigate Rosse, mentre espletava il servizio di scorta al Procuratore Generale della Repubblica di quella città, Francesco Coco[1].

Alla cerimonia hanno partecipato il Vicario del Questore Stefania Grasso, il Sindaco di Salandra Antonietta Zaccaro, il figlio del compianto Brigadiere Angelo, una rappresentanza dell’A.N.P.S. (Associazione Nazionale della Polizia di Stato), oltre a diversi cittadini.

Durante la commemorazione si è tenuto un momento di preghiera officiato dal Cappellano della Polizia di Stato don Giuseppe Tarasco.

Al nome di Giovanni Saponara, che ha immolato la vita per il servizio, è intitolata la Sezione della Polizia Stradale di Matera e la locale sezione dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato.

[1] La mattina dell’8 Giugno 1976, dopo avere prelevato l’alto magistrato dalla propria abitazione, Giovanni Saponara si stava dirigendo con lui verso l’autovettura di servizio, parcheggiata a poche decine di metri di distanza. Prima di arrivarvi, un commando di tre terroristi fece fuoco contro il giudice Coco e il brigadiere, uccidendoli entrambi. Contemporaneamente un secondo commando uccise a colpi di pistola l’autista dell’alto magistrato, l’appuntato dei Carabinieri Antioco Dejana. I terroristi partecipanti all’agguato vennero arrestati dalle Forze dell’Ordine negli anni successivi. Giovanni Saponara era sposato e padre di due figli, di 11 e 8 anni.

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