venerdì, 30 Ottobre 2026

Materadio comincia oggi: tre giorni di Rai Radio3 in diretta da Matera

Materadio comincia oggi. Alle 14 al Cineteatro Guerrieri la diretta di Sancho con L’Idealista apre i tre giorni in cui Rai Radio3 trasferisce a Matera gran parte del suo palinsesto. La festa di Radio3 torna in città dopo sette anni, e la prima giornata si chiude alle...

Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, a Matera la dottoressa Maura Anfossi, psicoterapeuta rogersiana, ospite della Fondazione Sassi per presentare “Oltrenero. Come rinascere dal trauma con l’EMDR”

Mercoledì 25 novembre p.v. alle 17.30, nell’ambito della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, la Fondazione Sassi in via San Giovanni Vecchio 24/27 a Matera ospita la dottoressa Maura Anfossi, psicoterapeuta rogersiana,...

   Falsi contratti di lavoro stagionale in agricoltura, in Basilicata, utilizzati come “cavallo di Troia” per far ottenere a immigrati pakistani i visti d’ingresso in Italia – considerata da due “clan” della provincia del Punjab come un Paese in cui “è facile farla franca” – ed eludere le procedure di identificazione, permettendo così ai migranti di potersi muovere liberamente, anche in altre nazioni europee: il meccanismo è stato scoperto dalla Procura di Potenza, in collaborazione con la Digos di Matera, nel corso dell’inchiesta “Red zone”, che ha portato a 119 indagati e a undici misure cautelari, di cui cinque in carcere.

I particolari dell’operazione sono stati illustrati oggi, nel capoluogo lucano, nel corso di una conferenza stampa, dai pm Anna Gloria Piccininni e Francesco Basentini, e dalla dirigente della Digos di Matera, Maria Rosaria Contuzzi. Le indagini hanno riguardato un periodo compreso tra il 2012 e il 2014: alcuni arresti non sono stati ancora eseguiti (tra cui quelli a carico di due pakistani considerati i vertici dell’organizzazione). Ai domiciliari si trova un lucano, ma sono stati notificati tre obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e due divieti di esercizio dell’attività imprenditoriale per altri due lucani. In Pakistan agivano due “potenti famiglie” impegnate in politica e nelle frequenti guerre tra clan, che ottenevano fondi proprio dalla “rotta” con l’Italia: i migranti (200 i casi finora accertati) arrivavano con un visto rilasciato in Pakistan, basato su un contratto stagionale falso nell’area del Metapontino.

Tutti registravano il visto d’ingresso in questura ma pochi regolarizzavano la procedura con l’identificazione: questo permetteva loro comunque di spostarsi liberamente sfruttando una “falla” del sistema e i ritardi dovuti alla mole di richieste nelle Questure italiane. Il “costo” dell’intero meccanismo era di circa 12 mila euro a persona (una parte andava agli imprenditori agricoli per i falsi contratti, che ottenevano così anche agevolazioni fiscali). Dalle indagini non è emerso alcun caso di collegamento con le organizzazioni terroristiche, o di “reclutamento”. (Testo e foto ANSA)

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