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Tradizioni, emozioni e cibo per valorizzare la cultura dell’ospitalità: gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Minozzi-Festa” di Matera coinvolti nella Giornata della Ristorazione”

L’importanza del legame tra memoria, emozioni e cibo per promuovere la crescita di una generazione consapevole, capace di valorizzare la cultura dell’ospitalità: per “La Giornata della Ristorazione” i piccoli studenti delle classi terza B (plesso Minozzi) e terza A (plesso Cappelluti) dell’Istituto Comprensivo “Minozzi-Festa” guidato dalla dirigente scolastica Alma Tigre sono stati coinvolti nella terza edizione dell’iniziativa ideata da Fipe- Confcommercio per mettere al centro i valori ed il ruolo della ristorazione come pilastro del Made in Italy. 

I bambini hanno trascorso una mattinata con “le mani in pasta”, a misurarsi con la preparazione dei cavatelli a un dito e a due dita.

Due i momenti in cui è stata strutturata la giornata: esperienziale e creativa, nel quale i bimbi hanno presentato la pubblicazione “Racconti di cucina. Storia di uno chef alla ricerca delle proprie origini” (una raccolta di racconti sensoriali legati ai sapori e alla tavola della tradizione lucana, con l’obiettivo di far emergere la dimensione affettiva del cibo e far riflettere su come il gusto possa essere legato alle emozioni e alla memoria); sensoriale e didattica, nel quale hanno ripetuto i gesti tipici legatialla manualità italiana (ad esempio impastare, stendere la pasta con il mattarello ecc.) e hanno imparato a riconoscere gli ingredienti, gli odori e le consistenze per sviluppare una maggiore consapevolezza alimentare.

“Siamo stati felici di accogliere questo invito perché ci ha dato la possibilità di parlare ai nostri piccoli alunni di quelle che sono le tradizioni della nostra terra. – ha spiegato la docente Elvira Bianco, responsabile del progetto insieme alla collega Simona Reale – Nelle scorse settimane hanno rivolto alcune interviste ai nonni su ricette tipiche. Abbiamo deciso di raccoglierle in una pubblicazione dalla quale emerge l’importanza dell’ospitalità, della convivialità legata al cibo. È stato particolarmente emozionante, oltre che importante, parlare delle tradizioni, consolidare un legame che diventa tradizionale anche nei modi: abbiamo ripreso carte e penna e messo da parte i cellulari e i social. I bambini, inoltre, hanno scoperto i cibi poveri di una volta. In tanti mi hanno chiesto: “Come mai sono definiti poveri?”, e quindi abbiamo avuto anche l’opportunità di far comprendere l’idea che il cibo povero, legato alla tradizione contadina, in realtà è molto più nutriente e più salubre per la nostra dieta. Lo scopo infatti è stato far rientrare questo progetto nell’educazione alimentare”.

La maestra Reale ha ricordato che nel volume c’è anche Matera con la sua bellezza struggente, accanto alle ricette tipiche: “Ci sono gli odori, i sapori antichi ma soprattutto c’è la memoria olfattiva che ci riporta indietro nel tempo”.

In linea con il tema della Giornata della Ristorazione, l’ospitalità, è intervenuto il direttore della Confcommercio di Matera Dino Ventrella: “La ristorazione è ospitalità. – ha evidenziato – Oggi rivolgiamo questa iniziativa alle giovani generazioni e recuperiamo l’immagine del settore della ristorazione che in questo paese è sempre stata un’attività volta al servizio della comunità”.

I piccoli hanno spaziato dai racconti sensoriali di piatti della memoria a workshop pratici guidati dallo chef-patron Francesco Abbondanza (ristorante “L’Abbondanza lucana”) scelto come referente da Confocommercio Matera: “Per me è motivo d’orgoglio cercare di veicolare le tradizioni ai bambini, assuefatti all’uso dei social e al cellulare. Mi fa piacere che molti ragazzi si stiano avvicinando al mondo della cucina tradizionale, scoprendo i sapori di una volta. Fino a pochi anni fa, era impensabile che al ristorante i ragazzi chiedessero verdure o legumi, cosa che invece oggi accade. Significa che alla base c’è  una buona educazione alimentare fatta in primis dai genitori. Dobbiamo fare anche noi la nostra parte: molti anni fa, quando ho aperto il mio primo ristorante nella città dei Sassi, dicevo: “Bisogna “educare” il cliente a mangiare”. Quelli della nostra tradizione, all’inizio sono sapori abbastanza decisi, forti, che non tutti possono gradire. Tuttavia, credo ci sia stato un percorso di crescita interessante. Possiamo solo migliorare”.

Rossella Montemurro

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