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“Ti prego, non dirmi bugie”: le dinamiche di una relazione tossica nell’esordio dell’inviata de “Le Iene” Veronica Ruggeri

“D’un tratto si gira su un fianco, mi accarezza una guancia e mi dà un bacio. È diverso da quelli che ci siamo scambiati fino a poco fa, è delicato. È una promessa: ci sono, sono qui con te. In questa stanza che ora è tutto il nostro mondo.

Perché l’amore, talvolta, non è solo farfalle nello stomaco e sguardi che ti tolgono il fiato.

È anche paura.

È anche fiducia.

È anche scegliere di restare quando sarebbe più facile scappare.

E io, per la prima volta dopo tanto tempo, smetto di complicare tutto e resto.”

È un incontro carico di promesse quello tra Linda e Pablo: lei, giovane regista affermata, lui affascinante attore in ascesa, oltre ad appartenere a una facoltosa dinastia petrolifera. Linda, ragazza con la testa sulle spalle, per la prima volta si lascia andare, abbandona ogni difesa e si butta a capofitto in una relazione invidiabile. Eppure, nonostante tutto, in alcuni momenti l’atteggiamento di Pablo è contraddittorio, a volte arrogante, scostante, freddo.

Inizia così Ti prego, non dirmi bugie (Newton Compton), l’esordio di Veronica Ruggeri, la popolare inviata del programma Le Iene, che ha come filo conduttore il binomio tristemente noto narcisismo-dipendenza affettiva. L’Autrice – che negli anni ha firmato anche numerosi servizi e inchieste su temi sociali e di attualità e conduce il programma Pensavo fosse amore, dedicato a storie vere di truffe amorose e di catfishing – ha descritto bene le dinamiche di una relazione tossica, sbilanciata, con un partner che tende a screditare, abile a sminuire gli altri per esaltare sé stesso.

La calcolata dolcezza di Pablo dei primi giorni nei confronti di Linda lascia spazio a situazioni sgradevoli e a un ghosting studiato nei dettagli: slanci d’amore e fughe improvvise, mazzi di fiori e critiche feroci… Oscillazioni continue, up e down che confondono e deprimono Linda e che non hanno limiti. Pablo, ad esempio, non fa nulla per nascondere il fastidio provato quando conosce i genitori della ragazza. Abituato a ambienti lussuosi e catering, si ritrova in una casa semplice in un piccolo paesino, e mostra tutto il suo disappunto. Lo stesso nei confronti degli amici e dei colleghi di Linda: è un “rampollo viziato, che crede che il mondo gli sia dovuto”, che guarda gli altri con disprezzo ed è sempre un gradino più in alto, capace anche di rovinarle il red carpet a Venezia conquistato con tanti sacrifici.

“È una rivelazione, una consapevolezza improvvisa della banalità del male, che si annida in ogni angolo e dietro il sorriso più luminoso. Mi colpisce la realizzazione che non esiste un volto preciso per la violenza emotiva: non ha un marchio, non ha un avviso. Può capitare a chiunque di innamorarsi di qualcuno capace di manipolare, ferire, isolare. Non è questione di debolezza, ma di fiducia malriposta. Di amore che diventa arma. E penso a quanto sia sottile il confine tra passione e possesso, tra cura e controllo. A come le storie tossiche inizino quasi sempre con gesti che sembrano premura e finiscano per diventare catene invisibili”.

Ti prego, non dirmi bugie analizza con estrema autenticità ciò che accade a una donna “vittima” di un manipolatore, una situazione purtroppo molto frequente. Ma, per fortuna, si può venirne fuori.

Foto in copertina dal profilo Facebook dell’Autrice

Rossella Montemurro

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