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Scuola, la maggioranza delle famiglie italiane sceglie liberamente l’insegnamento della religione cattolica. Il prof. Incampo: “Non è catechismo, ma un vero laboratorio culturale”

Ogni anno, quando si aprono le iscrizioni scolastiche, i dati confermano una realtà solida e duratura: la stragrande maggioranza delle famiglie italiane sceglie liberamente l’insegnamento della religione cattolica (IRC) per i propri figli. Un dato che merita di essere raccontato per quello che è: il segno di un valore educativo riconosciuto e apprezzato, anno dopo anno, da milioni di studenti e genitori.

Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, relativi all’anno scolastico 2024-2025, oltre l’82% degli studenti italiani si avvale dell’IRC. Come sottolinea la Conferenza Episcopale Italiana, da molti anni oltre l’80% degli studenti italiani decide di frequentare questa disciplina: una costanza che testimonia quanto questo insegnamento sia percepito come parte integrante e preziosa del percorso formativo. Non si tratta di un obbligo: è una scelta rinnovata liberamente ogni anno da famiglie e studenti, in piena autonomia, senza alcuna pressione esterna.

È un dato che, se letto nel tempo, racconta una storia di continuità sorprendente. Nonostante i profondi cambiamenti sociali e culturali che hanno attraversato l’Italia negli ultimi decenni — la crescente multiculturalità, la trasformazione dei nuclei familiari, l’evoluzione dei consumi mediatici e culturali dei più giovani — la scelta dell’ora di religione cattolica resta un punto fermo per la grande maggioranza delle famiglie. È il segno che questo insegnamento ha saputo rinnovarsi, restando al passo con i tempi senza perdere la propria identità e il proprio valore.

L’adesione all’IRC non è un fenomeno circoscritto a una singola fascia d’età, ma accompagna gli studenti lungo l’intero percorso di istruzione. Nella scuola dell’infanzia la partecipazione sfiora l’87%, un dato che mostra come già le famiglie più giovani riconoscano il valore di questo primo approccio educativo. Nella scuola primaria la quota resta sopra l’86%, confermando che l’interesse non si esaurisce con la crescita dei bambini, ma si consolida negli anni della formazione di base. Anche alle scuole medie l’adesione supera l’83%, e persino alle superiori — quando sono gli studenti stessi, ormai maggiorenni o quasi, a firmare personalmente la scelta — la maggioranza continua a preferire l’ora di religione cattolica alle alternative. È una riprova che non si tratta di un’abitudine ereditata passivamente dalle famiglie, ma di una scelta che i ragazzi stessi, una volta responsabilizzati, confermano in prima persona.

L’ora di religione cattolica non è catechismo, ma un vero laboratorio culturale. Attraverso di essa gli studenti imparano a decifrare il codice culturale che ha plasmato la storia, l’arte e la letteratura italiane: dalla Cappella Sistina alla Divina Commedia, dagli affreschi di Giotto alle cattedrali romaniche e gotiche che punteggiano ogni città italiana, gran parte del patrimonio artistico e civile del nostro Paese è comprensibile appieno solo con basi solide di cultura religiosa. Senza questi strumenti, un’opera come l’Ultima Cena di Leonardo o le pale d’altare del Rinascimento rischiano di restare immagini prive di significato, invece che testimonianze vive di un’intera civiltà.

Lo stesso vale per la lingua e la letteratura: espressioni, proverbi e riferimenti che permeano ancora oggi il parlare quotidiano degli italiani affondano le radici nella tradizione biblica ed ecclesiastica. Comprendere questi riferimenti significa comprendere meglio la propria lingua e la propria cultura d’appartenenza. Rinunciare a questo insegnamento significherebbe privare le nuove generazioni degli strumenti per comprendere le proprie radici, rendendo più povero e frammentario il loro rapporto con la storia e l’identità del Paese in cui vivono.

Chi insegna religione cattolica nelle scuole italiane offre agli studenti molto più di una materia curricolare: come raccontano insegnanti e responsabili diocesani, è spesso uno spazio in cui i ragazzi si sentono ascoltati, possono interrogarsi sulle grandi domande dell’esistenza e confrontarsi su valori condivisi. Non è un caso che molti insegnanti di religione siano ricordati dagli studenti come figure di riferimento: professionisti che dedicano tempo ed energie ben oltre l’orario di lezione, capaci di ascoltare i ragazzi come persone e non semplicemente come numeri su un registro.

In un’epoca in cui i giovani hanno sempre più bisogno di punti di riferimento e di relazioni autentiche, l’ora di religione si conferma un momento di dialogo, di responsabilità e di crescita personale, aperto a tutti in un clima di libertà e rispetto. È uno spazio dove le domande di senso — chi sono, cosa conta davvero, come stare bene con gli altri — trovano posto in un percorso scolastico spesso concentrato solo su nozioni e valutazioni. Proprio per questo, tanti studenti la vivono non come un peso, ma come un momento atteso della settimana scolastica, un’occasione preziosa di respiro e di confronto autentico in un percorso di crescita che va ben oltre i programmi ministeriali.

Al Sud l’adesione supera il 95%, ma anche nelle regioni del Nord la maggioranza degli studenti continua a scegliere questa disciplina. Un radicamento che attraversa generazioni e territori diversi, a conferma che l’ora di religione cattolica resta, per moltissime famiglie italiane, un pilastro educativo vivo e attuale, capace di parlare ancora oggi ai bisogni più profondi di bambini e ragazzi.

Nicola Incampo

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