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Santangelo, segreteria regionale FIMMG: “La riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale: la montagna ha partorito un topolino sordo e cieco”

Riceviamo la nota della segreteria regionale della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) a firma del Segretario regionale dott. Antonio Santangelo:  

Gli ultimi provvedimenti adottati dalla ASP riguardo alla riorganizzazione, a partire dal 25 maggio, della Continuità Assistenziale denominati: “Punti di Assistenza Territoriali (PAT) e Ambulatori Mobili. Ipotesi organizzativa e integrata nel modello Hub-SpokeDM 77/2022 – DGR Basilicata n. 600/2024 – ACN 2024”, sono a parere della FIMMG, il maggior sindacato dei medici di famiglia, assolutamente sbagliati nel metodo e nel merito e pertanto da rigettare in toto.

METODO

Sono anni che il servizio di Continuità Assistenziale della Regione Basilicata è ritenuto ridondante e sovradimensionato (tenuto conto che il rapporto fra numero di ore x 1000 abitanti è il più alto in Italia), pertanto la sua riorganizzazione era ed è un processo inevitabile, al punto che la Regione Basilicata, d’intesa con le Organizzazioni Sindacali (OO.SS.), ha sospeso la pubblicazione delle zone carenti della Continuità Assistenziale da oltre un decennio, assicurando il servizio con incarichi temporanei a medici che per la maggior parte dei casi erano e sono provenienti da regioni limitrofe.

Agganciare però la riorganizzazione del Servizio di Continuità Assistenziale all’avvio delle Strutture previste dal PNRR (Case di Comunità e Ospedali di Comunità) scaricando sulle ASL il compito di tale riorganizzazione è completamente errato e fuorviante. Infatti la riorganizzazione del Servizio di Continuità Assistenziale era un provvedimento appannaggio esclusivo della programmazione regionale, la Regione poteva delegare le Aziende Sanitarie Locali per le soluzioni tecniche ma era la Regione che doveva adottarle dopo un indispensabile confronto non solo con le OO.SS. di rappresentanza dei medici ma anche e soprattutto con i rappresentanti delle comunità locali.

MERITO

In prima battuta non possiamo non rilevare che il provvedimento dell’ASP (a proposito non ci risulta che l’ASM abbia dato a riguardo segni di vita) è stato adottato da figure professionali, sanitari e amministrativi, che purtroppo il territorio lo conoscono grazie a Google Maps.

Nessun confronto vero è stato avviato con le OO.SS. e la Conferenza dei Sindaci. Infatti alle OO.SS. è stato fatto cenno delle PAT nel corso di riunioni per l’adozione dell’Accordo Attuativo Aziendale, funzionale per l’avvio delle attività delle strutture del PNRR. I primi documenti sono stati disponibili nel momento in cui si è deciso che il nuovo assetto organizzativo dovesse partire dal 25 maggio con il contestuale stravolgimento della turnistica dell’ultima settimana di maggio già presentata e approvata a fine aprile.

Il titolo del provvedimento è “Punti di Assistenza Territoriali (PAT) e Ambulatori Mobili. Ipotesi organizzativa e integrata nel modello Hub-Spoke. DM 77/2022 – DGR Basilicata n. 600/2024 – ACN 2024”. Ebbene i riferimenti legislativi sopra riportati interessano modelli organizzativi che niente hanno a che fare con la Continuità Assistenziale se non per il fatto che le Case di Comunità (Hub e Spoke) devono garantire l’Assistenza Sanitaria 7 giorni su 7, h 24 per le Hub e 6 giorni su 7, h12 per le Spoke. Il servizio di Continuità Assistenziale va quindi ad integrare le attività delle Case di Comunità ma ciò non deve determinare l’accentramento di tale servizio, escludendo di fatto la continuità dell’assistenza sull’intero territorio che fa capo alle stesse Case di Comunità.

Nel nuovo modello riorganizzativo si parla di Ambulatori Mobili, ma nei documenti presentati le unità mobili sono delineate solamente in termini declamatori. Infatti la dotazione organica di ogni PAT prevede 4 Medici di Medicina Generale, che debbono coprire a turno le ore di servizio nei giorni feriali (turni di 12 ore), nei prefestivi (turni di 22 ore) e nei festivi (turni di 24 ore); della dotazione organica degli ambulatori mobili (unità attrezzate per l’erogazione di prestazioni sanitarie a domicilio o in sedi non strutturate) non c’é traccia alcuna. Ogni PAT poi ha un territorio di riferimento che può comprendere più comuni distanti dal PAT anche oltre 30 minuti, per cui è improponibile pensare che un solo medico in servizio presso la PAT debba rispondere ad una necessità non differibile che richieda l’assenza dalla sede di servizio per un tempo superiore anche di un’ora.

Ogni PAT poi, in caso di indisponibilità di un PAT vicino, dovrà farsi carico dell’assistenza di quel territorio associato, per assurdo quindi il PAT di Tolve dovrebbe vicariare in caso di indisponibilità il PAT di Lagopesole che comprende il comune di Filiano (distante da Tolve 51 km con un tempo di percorrenza medio di 49 minuti, sempre da Google Maps). Certo affermare che tale soluzione garantisce la continuità dell’assistenza non è credibile.

STRUTTURE DEL PNRR

Relativamente alle strutture del PNRR, non possiamo fare a meno di rilevare che la Regione e le Aziende hanno avuto 4 anni per portarle a regime, e, nonostante ciò, per poter far partire alcune Case di Comunità (Potenza e Lagonegro) hanno dovute spostarle provvisoriamente a Lagopesole e a Senise. A parte ciò solo nell’ultimo mese l’ASP (l’ASM come al solito anche su questo tema è assente) ha sentito la necessità di concordare con le OO.SS. le modalità di coinvolgimento dei medici di famiglia all’interno delle strutture stesse. Nonostante le notevoli incertezze che gravitano su queste strutture (dalla dotazione informatica alla garanzia della presenza delle altre figure professionali previste, dal tipo di attività previste alla incertezza sulle tutele assicurative per i medici che dovranno spostarsi dalla propria residenza per raggiungere tali sedi) la medicina generale ha risposto presente sottoscrivendo un accordo aziendale che garantisce l’inizio delle attività. Siamo fortemente convinti, nonostante i dubbi e i malumori che serpeggiano nella categoria, che le strutture del PNRR a regime potranno essere un valore aggiunto per la qualità dell’assistenza sul territorio, a condizione però che il tutto rimanga nell’alveo del rapporto convenzionale, senza ricorrere a proposte fantasiose sulla dipendenza. Ma il metodo attraverso il quale siamo arrivati alla sottoscrizione dell’accordo deve essere il modello gold standard delle relazioni fra struttura politica-amministrativa e OO.SS. Decisioni calate dall’altro senza alcun confronto non possono che ricevere una sola risposta:

NO A QUESTO RIORDINO DELLA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE

Pertanto, alla luce di queste considerazioni chiediamo il ritiro immediato di tali provvedimenti e la contestuale apertura a livello regionale di un tavolo di confronto fra Regione, ASL, OO.SS e Anci per la condivisione di una nuova organizzazione del Servizio di Continuità Assistenziale che non lasci indietro nessuno.

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