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“Romanzo privato”: Stefano Petrocchi racconta Maria Bellonci

È impossibile resistere al fascino letterario, alla caratura intellettuale di una donna straordinaria come Maria Bellonci, Ed è proprio a lei che Stefano Petrocchi – Direttore della Fondazione Bellonci e segretario del comitato direttivo del premio Strega che ha curato la riedizione di varie opere di Maria Bellonci e la collezione edita dal “Sole 24 Ore” I capolavori del premio Strega – ha dedicato Romanzo privato (Mondadori), un libro a metà tra saggio e biografia che si legge, appunto, come un romanzo.

Gli echi letterari sono sempre presenti nella vita di Maria – il suo nome è indissolubilmente legato agli Amici della domenica e al premio Strega fondato insieme a Guido Alberti –, fin dalla visita fortuita, il 4 agosto del 1974, di André Desjardins, un sacerdote che, senza rivelarle di esserlo, “spiega con semplicità la ragione che l’ha condotto in quella casa: null’altro che il desiderio di conoscere una scrittrice di cui ammira le opere e la cui esistenza sembra essere prodigiosamente piena”.

Si incontrarono una sola volta e poi furono un carteggio e telefonate unilaterali – era soltanto lui a scriverle e a chiamarla – ad alimentare un’amicizia che si è protratta sul filo dell’ambiguità – forse un’attenzione sentimentale? – e che ebbe un risvolto inatteso in quanto Maria si ispirerà a lui per plasmare il protagonista maschile di Rinascimento privato, Robert de la Pole, prete e diplomatico inglese.

C’è poi il grande amore con Goffredo Bellonci, di vent’anni più grande, maestro e mentore con il quale leggeva a due voci Guicciardini, Tasso, Boiardo, Ariosto. Petrocchi sottolinea: “(…) Non solo si amano e si vogliono, ma magnificano continuamente l’uno la nobiltà d’animo dell’altra (…)”. È Maria che, su più fronti, prende l’iniziativa: gli sottopone il suo primo romanzo e “si chiede passo dopo passo a che punto sono e dove stanno andando, se stanno andando da qualche parte”, consapevole che il suo destino di scrittrice è legato indissolubilmente all’incontro con Goffred”.

A distanza di tempo, quando è ormai un’autrice apprezzata, si descrive come un’allieva “cresciuta da lui, per scrivere”, affermando: “Vivo tra i libri con mio marito: sempre e gioiosamente sua scolara”.

Romanzo privato si sofferma molto anche su Lucrezia Borgia e Rinascimento privato, i romanzi che la Bellonci dedica a due donne straordinarie, personaggi di primo piano dell’Italia rinascimentale, Lucrezia Borgia e Isabella d’Este. In un’analisi minuziosa e accattivante, con uno stile ricercato, Petrocchi, riferendosi a Maria, Lucrezia e Isabella, sottolinea: “Il diverso rapporto con la maternità di queste tre donne dà origine in Rinascimento privato a risonanze simboliche difficili da decrittare, ma pulsanti. In una pagina del romanzo, Bellonci convoca un’ultima volta Lucrezia per metterla sulla stessa scena di Isabella. L’autrice, come sempre, un po’ osserva queste due eroine con cui convive da quasi mezzo secolo, un po’ le mette sapientemente l’una contro l’altra”.

La ricostruzione “privata” di Maria, sulla quale Petrocchi aveva già scritto La polveriera (Mondadori), è stata possibile grazie alla consultazione del carteggio – testi e corrispondenza sono in appendice riportato in appendice –, conservato dall’amica Anna Maria Rimoaldi nonostante nel testamento la Bellonci avesse espresso la volontà – l’unica a cui la Rimoaldi non diede seguito – di distruggere le lettere intercorse tra lei e il marito.

Rossella Montemurro

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