
C’è un trait d’union marcato tra i colori e le emozioni tanto da poter parlare di “termometro emozionale” attraverso i vari colori. I concetti di psicologia del colore possono essere applicati nella vita di tutti i giorni per liberarsi da tensioni e condizionamenti e vivere meglio le relazioni, ogni sfumatura ha un’eco nel nostro mondo interiore e malgrado sia soggettivo amare o respingere una determinata tinta, permane una base comune, un significato depositato nella memoria collettiva – l’inconscio collettivo junghiano. In tal senso, è prezioso il saggio Emozioni a colori. Piccola guida per ritrovare il sé autentico (Edizioni San Paolo) della psicologa e psicoterapeuta rogersiana Maura Anfossi che, recentemente, ha analizzato il modo in cui i colori possono dar voce alla malattia. Non solo emozioni, quindi, ma anche dolore e malessere fisico possono essere analizzati e affrontati a seconda delle tinte che associamo.
La dottoressa Anfossi è referente del Servizio di psicologia ospedaliera e Trauma Center e, presso la sede di Milano, è docente presso la Scuola di specializzazione in psicoterapia centrata sulla persona.
Con i colori si può anche “raccontare” la malattia, non soltanto le emozioni. Lo si è dimostrato nei giorni scorsi in un incontro promosso a Cuneo dall’ACUMAR – Associazione Cuneese Malati Reumatici. Dottoressa Anfossi, come è andata?
Convivere con una malattia cronica richiede un livello di flessibilità mentale e di adattamento molto elevato, è una sfida a cui ogni paziente, e con lui la sua famiglia, è chiamato dal momento della diagnosi in poi. Molti ci riescono, altri un po’ meno ma sempre la fatica c’è. Ci si trova a cambiare la vita e cambiare se stessi per adattarsi alla vita che cambia. Le associazioni come ACUMAR, che aprono le porte per accogliere e creare spazi di condivisione e momenti di approfondimento informativo e culturale, sono una risorsa importante e imprescindibile. l’ACUMAR a Cuneo è una realtà consolidata che ha aggregato intorno a sé competenze diverse: mediche, psicologiche, legali e sta riunendo pazienti di varie età e per questo, è diventata punto di riferimento anche per i giovani che stanno affrontando questa situazione critica. La malattia, se vissuta in modo consapevole, può diventare un nuovo punto di vista per leggere se stessi: e questo è vero quanto più si riesce a non identificarsi esclusivamente con questa dimensione, ma ad integrarla e fare un passo oltre.
Collaboro con ACUMAR da anni ma l’incontro a cui sono stata invitata, mi ha dato l’occasione di osservare come i colori possano essere una buona mappa, una buona bussola per leggere la storia della propria malattia.
Riporto alcune frasi di Nicolò Daniele, il responsabile della comunicazione di ACUMAR e anche lui, seppur giovane, affetto da una malattia reumatica: ‘L’abbinamento di un colore con emozioni e concetti psicologici mi ha aiutato a trasformare le emozioni in una mappa. Questo ‘termometro’ mi ha permesso di riconoscere ciò che provo – a dargli un nome prima che ci schiacci, a vederlo prima che ci confonda.
E così la mia storia non è una cartella clinica, ma è come una tavolozza. Le fasi della malattia hanno avuto dei colori precisi. All’inizio c’è stato il bianco, quella specie di sospensione in cui senti che qualcosa sta cambiando, ma non sai ancora cosa. E quando compaiono i sintomi, il corpo inizia a parlare, ma tu non hai ancora le parole.
Nel testo Emozioni a colori il bianco è abbinato alla spinta, al cambiamento. E in effetti è questo: non hai ancora scelto di cambiare, ma la realtà ti sta portando lì. Il bianco è la soglia e tu sai che non potrai più essere come prima, devi affrontare il cambiamento.
Poi arriva il grigio. Il grigio è la paura, quella che non fa rumore ma occupa spazio. Ad un certo punto, puoi anche incontrare il nero del trauma.
Ma dopo il buio, non sempre arriva la luce: puoi invece incontrare il rosso, che è la scelta. E anche quando i colori tornano, quando si mischiano, quando uno copre l’altro, imparare a riconoscerli cambia tutto. E che ruolo può avere il verde, la consapevolezza? Nel momento in cui si decide di guardare fino in fondo il prezzo che la malattia comporta e le risorse che ci sono, si ritrova un nuovo equilibrio.’
In Emozioni a colori si evince il modo in cui i colori possono essere terapeutici a livello psicologico. È corretto affermare che le stesse potenzialità possiamo riscontrale anche con le malattie che interessano il fisico?
Kandinskij scrive che i colori hanno un effetto sul nostro organismo e concordo totalmente. Uso in modo simpatico il termine “colori medicina” parafrasando Jo Evan non per dire che il colore cura ma per sottolineare come stare in un ambiente colorato fa bene. La monocromia invece spegne e riduce le possibilità di ‘vedere a colori’. Sempre di più negli ospedali e nei luoghi di cura entra l’arte, tempio per eccellenza del colore, perché aiuta a trovare un po’ di sollievo.
Il colore è una apripista, un uno strumento di comunicazione di vissuti e stati d’animo. E poi, come ripeto spesso nel libro, le nostre emozioni più profonde, i nostri vissuti più complessi trovano molto giovamento e ci dà sollievo poterli comunicare. Dare un nome o un simbolo che descrive il proprio dolore è la prima forma di sollievo che la specie umana ha trovato e il colore è un canale di comunicazione estremamente rapido ed efficace per comunicare anche tra persone con culture e linguaggi differenti.
Sarebbe interessante introdurre anche nella dimensione della medicina narrativa un utilizzo dei colori per descrivere le varie fasi della malattia, come ha fatto Nicolò, perché potrebbero rappresentare una sorta di nuovo linguaggio un termometro emozionale dedicato e specifico per agevolare la comunicazione sui vissuti legati alla malattia.”
Qual è stato, finora, il feedback dei lettori, considerando che il suo saggio è alla seconda ristampa?
Mi ha gratificata sentire che molti lettori mi abbiano riportato alcune frasi del libro come occasioni di riflessione o di comprensione di alcuni nodi che in passato ritenevano difficili da comprendere. Mi fa molto piacere e mi stimola a continuare su questo filone di studio e riflessione sentire le persone che hanno letto il libro, a maggior ragione se sono giovani, che parlando tra loro dicono: ‘Oggi mi sento rossa’, oppure: ‘Che grigia la mia settimana!’
E questo libro è stato per me una grande occasione di apprendimento. Oggi ho letto su una shopper una frase stupenda: ‘Ogni volta che impari qualcosa di nuovo diventi nuova te stessa’. Sintetizza perfettamente che cosa è stato questo libro per me. Il mio destriero.
C’è un’altra cosa che mi ha colpita durante le presentazioni ed è che il colore rappresenta davvero un’identità. Ogni associazione ha un logo con dei colori. Le persone hanno un colore o due preferiti e davvero il colore crea, definisce in modo rapido e semplice. E poiché il benessere è mantenere una identità stabile ma flessibile, l’invito che faccio è alla policromia: mi auguro e auguro che le nostre preferenze cromatiche si arricchiscano e se ne aggiungono di nuovi perché se salute mentale è saper attraversare tutte le emozioni, così il benessere si potenzia nella capacità di entrare in sintonia con tanti colori. Ce lo insegnano i bambini che nei loro disegni amano usare un ventaglio molto ampio di colori, soprattutto se stanno bene.
Rossella Montemurro
