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“Piombo e latte” di Luca Mastrantonio, un romanzo sul pensiero magico che può perderci o salvarci

“Per me di comprovato c’è che Dirk e Angela sono morti. E che il loro futuro, di coetanei che non si sono mai conosciuti, è sparito in pochi mesi. Vissuto negli ospedali per lui, in fuga dai medici per lei. Uno è morto dopo un colpo di fucile, l’altra per un suo imprevedibile rinculo.

È difficile stabilire con chiarezza i nessi causali tra la morte di Angela e la dottrina di Hamer, lo faranno forse i giudici italiani, ma poi ognuno avrà la sua verità dei fatti, come nel processo al Savoia dove, a quanto leggo, la dinamica dei fatti era chiara da subito e poi è diventata oscura, come tutta questa storia piena di ombre”.

C’è un filo sottile che lega la morte di Dirk Hamer a quella di Angela, 36 anni dopo. Dirk è il ragazzo che nella notte del 17 agosto 1978 viene colpito da un proiettile mentre dorme su una barca in rada presso l’isola di Cavallo, in Corsica, dove è in vacanza con la sorella Birgit. Angela, invece, muore a 18 anni per una leucemia dalla quale poteva guarire: i genitori, però, si ostinano a farle seguire le cure del dottor Hamer, padre di Dirk, che in seguito alla perdita del figlio e della moglie dà impulso alla “Nuova medicina germanica”, opponendosi alle terapie farmacologiche – considera i traumi psichici l’origine di ogni malattia. A riannodare con pazienza e con più registri narrativi le fila di queste vicende complesse è il giornalista Luca Mastrantonio nel suo romanzo d’esordio, Piombo e latte (Bompiani). Ci sono pagine in cui lo fa con la precisione e l’obiettività del cronista – avvalendosi di dossier processuali, diari, articoli di giornali – altre nelle quali emerge il coinvolgimento emotivo che lo porta a raccontare alcuni episodi personali, mai disgiunti dalle storie di Dirk e Angela, che procedono appaiate.

Il delitto e il calvario di Dirk, durato più di cento giorni, il processo contro il presunto colpevole, il principe Vittorio Emanuele di Savoia; il metodo discusso e discutibile di Hamer – secondo cui la malattia è sintomo di un dolore più antico – che fa proseliti e vittime; lo spirito combattivo di Birgit Hamer, che non si è mai arresa all’ingiustizia; la morte di Angela, che sembra una condanna senza appello ingiustamente inflittale dai genitori, influenzati dall’utopia di una cura alternativa per i tumori: Piombo e latte è stato definito “un romanzo sul pensiero magico che può perderci o salvarci”.

“La nostra testa è un falò preistorico di ombre, di nuvole e Hamer è uno sciamano abile, lui balla con me e io ballo con lui, non riuscendo più a fermare il flusso di pensieri che scatena”.

Una curiosità: nei giorni trascorsi in ospedale, Dirk chiede spesso da bere del latte, che i genitori gli offrono di nascosto, contro il parere dei medici. Il piombo – quello delle armi da fuoco, quello delle tipografie – e il latte, alimento materno e antidoto al veleno, sono i simboli potenti di questo romanzo.

Piombo e latte si legge d’un fiato grazie a una trama molto forte a livello emotivo e a uno stile raffinato ed elegante.

Mastrantonio, classe ’79, è dal 2011 al “Corriere della Sera”, dove scrive per “Sette” ed è stato tra i fondatori dell’inserto “la Lettura”. Autore e conduttore radiofonico per Radio3, insegna storytelling all’università IULM di Milano. Suoi testi poetici e racconti sono apparsi in riviste (Nuovi Argomenti) e antologie (Ogni maledetta domenica, Minimum Fax, a cura di Alessandro Leogrande). Tra i saggi, Irrazionalpopolare (Einaudi, 2008), Intellettuali del piffero (Marsilio, 2013), Emulazioni pericolose (Einaudi, 2018). Nel 2024, alla Casa degli artisti di Milano, ha curato la residenza di poesia e arte ARIMO. La Spoon river per Milano. La sua newsletter è “Ufficio poesie smarrite”.

Rossella Montemurro

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