Site icon TuttoH24.info

“Michelangelo. A due centimetri dall’eternità”: l’umanità, la malinconia e i tormenti del grande artista nel nuovo libro del prof. Antonello Di Pinto

“(…) Man mano che scol­piva guariva, ma più scolpiva, più percepiva i mali del mon­do. In altre parole, ciò che gli dava nutrimento cominciava a distruggerlo.

La scultura era la sua gioia, ma anche la sua dannazione (…)”.

È un Michelangelo Buonarroti profondamente umano, malinconico, tormentato quello descritto dal prof. Antonello Di Pinto in Michelangelo. A due centimetri dall’eternità (Armando Curcio Editore).

Come già accaduto nel romanzo storico-biografico Caravaggio. Il Portale per arrivare a Dio (Armando Curcio Editore), nel quale l’Autore propone una lettura originale della figura del grande artista, anche in questo volume la professionalità e l’esperienza dello studioso di opere d’arte vanno di pari passo con una creatività letteraria dallo stile ricercato e raffinato.

Le ultime 24 ore di vite di Michelangelo si dipanano lungo i ricordi: quelli della genesi delle sue creazioni, il suo vissuto, le persone che hanno fatto parte della sua vita – ad esempio l’assistente albino o Vittoria Colonna, “creatura meravi­gliosa, un essere puro, magnifico, una luce riflessa di Dio”.

Alla grandezza della sua arte – “(…) forse era stata proprio la carenza d’amore a spingerlo oltre i suoi limiti, forse le sue colossali imprese non sarebbero state tali se nella sua mente si fosse annidato il tarlo dell’amore, il quale con il suo laborioso e incessante sbocconcellare avrebbe sfarinato la sua tenace volontà come la tenera venatura di un fusto” – che si riverbera in opere meravigliose fa da contraltare un’inquietudine di fondo: “(…) Quando scolpiva si rigenerava. Forse per questo visse una vita lunga e laboriosa, avulso alle malattie, ma non ai tormenti. I tormenti e le afflizioni lo accompagnarono sem­pre, durante il suo lungo viaggio.”

Il Michelangelo descritto da Di Pinto “amava la scultura più di ogni altra forma d’arte. ‘La scultura è impietosa, richiede tempo, ma allo stesso modo te lo con­cede. La scultura è un’arte generosa, che ti permette di fare simultaneamente tante altre cose’. (…)”

Per Claudio Strinati – storico dell’arte, docente universitario e accademico di San Luca –, che ha firmato la prefazione, è “una narrazione scaturita dal fervido immaginario dell’autore, che ci fa vedere gli eventi e ci aiuta a sondare i più reconditi pensieri con la lucidità partecipe di chi è talmente immerso nella materia da coinvolgersi e coinvolgerci fino in fondo”. Il lettore, infatti, grazie alla scrittura evocativa e “tridimensionale” di Di Pinto, sembra quasi partecipare in prima persona ai suoi turbamenti.

Il genio di Michelangelo traspare nel David – “(…) Il Gigante era già il simbolo della nuova Repubblica fiorentina, nessuno si aspettava un ca­polavoro simile, scolpito in poco più di tre anni da quel giova­ne scultore dalla barba lunga e dalle grandi mani. (…)” –  da collocare in piazza della Signoria al Giudizio universale – che “(…) l’aveva spremuto, l’aveva lasciato svuotato come una prugna secca. Ma quella immane fatica gli aveva insegnato tanto, al punto che aveva rinnegato tutto il lavoro fatto un quarto di secolo prima nella Cappella Sistina” – in Vaticano, con quei due centimetri che separano il dito dell’uomo dal dito di Dio, nel progetto interminabile per la tomba di Giulio II fino agli studi avveniristici per la cupola di San Pietro.

Il prof. Di Pinto, originario di Lavello, nel 2021 a Madrid, presso la Casa D’Aste Ansorena, scoprì l’Ecce Homo, un’opera inedita di Caravaggio, erroneamente attribuita al Circolo del Ribera; ha anche riportato alla luce un Guercino – un Salvator Mundi inedito presentato in Senato. Fa parte dell’XVII Commissione “Arte” dell’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo del Sud, Aree Fragili e Isole Minori. Il professore, specializzato in Arte barocca, è il responsabile delle relazioni tra Istituzioni, musei, fondi.

Alle sue intuizioni si devono le scoperte di opere inedite di: Felice Francesco Antonio Guarini, Antonio Balestra, Giovanni Langetti, Giovan Battista Gaulli, Francesco Solimena, Mattia Preti, Jusepe de Ribera, Francesco de Mura e molti altri grandi maestri. Opere acquisite da collezioni private e siti museali quali: Museo di Palazzo Doebbing di Sutri, Museo dell’Iglesia del Monserrato di Roma, Palazzo Cozza Caposavi di Bolsena, Reggia di Capodimonte a Napoli, casa museo Cottardello di Padova, collezione Cavallini – Sgarbi di Riva del Po’, Museo Diocesano del Palazzo Vescovile di Melfi.

PhotoDellAttimo

Rossella Montemurro

Pubblicità
Exit mobile version