Pubblichiamo l’Omelia del giorno di Pasqua di mons. Benoni Ambarus:
Carissimi fratelli e sorelle, buona Pasqua. La liturgia di questa notte, ma in genere di questo triduo pasquale ci ha raccontato come Dio, lungo la storia con l’umanità, col popolo di Israele e quindi con tutti noi, le ha provate veramente tutte.
Dio lungo la storia ha provato a manifestarsi, a rivelarsi, mandando scegliendo prima Abramo, poi il popolo di Israele, la liberazione dall’Egitto, poi i profeti, poi i giudici, poi i re e così via, e ogni volta chiedendo, invitando, esortando il popolo a entrare e accettare una relazione con Lui. Siccome lungo la storia è andato quasi sempre caduto nel vuoto alla fine ci ha mandato il figlio. Nella parabola dei vignaioli omicidi viene detto così: manderò loro mio figlio, avranno rispetto di lui. Sembra quasi l’ultima cartuccia che Dio ha per manifestarsi e per entrare in relazione autentica con gli uomini. Ha mandato il figlio che si è consegnato a noi per dirci che non viene a prendere nulla nella nostra vita.
È venuto non a prendere, ma a dare amore, salvezza, relazione, vita sulla morte, vita oltre la morte. Eppure abbiamo celebrato il Venerdì Santo, è stato ucciso. Era l’ultimo tentativo del padre e questo tentativo è stato sepolto. Immaginate quando nel buio si spegne anche la luce più piccola.
Immaginate il signore della vita che è stato ucciso e le tenebre che scendono su di noi. Immaginate il sole non oscurato per un’eclissi, ma spento come lo riaccendi il sole? Se si spegne la luce qui, la riaccendiamo in qualche modo. Se si spegne la candela che abbiamo utilizzato ieri notte, quindi il cero pasquale che è simbolo, lo riaccendi se hai qualcosa a cui attingere per accenderlo.
Ma se si spegne la vita e se si spegne la speranza della vita, come la riaccendi? Se la morte domina, se ci sta una pietra rotolata sul sepolcro come quello di Gesù, come si fa a continuare a vivere? Vedete, se non abbiamo chiara questa premessa del dramma che sarebbe nel caso in cui solo la pietra rotolata sul sepolcro del Cristo fosse l’ultima parola, non capiamo la portata rivoluzionaria, direi sconvolgente, della risurrezione. Questa notte abbiamo sentito la pietra è stata srotolata. La tomba è vuota. Poco fa abbiamo ascoltato che le donne vanno al sepolcro, trovano la tomba vuota, non sanno nemmeno che cosa è successo, pensano che sia stato rubato.
Ecco, la risurrezione non è una cosa scontata ed è anche una cosa difficile da raccontare. Che cosa significa è risorto? Non è qui, dicono gli angeli ieri sera, dicevano stanotte. Pietro e Giovanni oggi trovano la tomba vuota, che cosa significa? non è qui non avevano ancora compreso eppure guardate anche se non si sa bene come raccontare la risurrezione del Cristo è una certezza che ci raggiunge e che ci raduna oggi.
Non è tra i morti il Cristo, non è qui, è risorto. Non è la pietra rotolata che è l’ultima parola. L’angelo diceva questa notte, non abbiate paura voi, non abbiate paura, non temete, diceva Gesù questa notte alle donne che lo incrociano nel giardino, non abbiate paura.
Dio non si ferma davanti alla morte. Dio non tollera una pietra sopra, vuole o la tomba scoperchiata. Non abbiate paura voi che sperimentate in questo periodo la paura della morte in questo nostro tempo di morte e di distruzione. Non abbiate paura voi che vedete il mondo portato avanti da potenti immaturi e bulli.
Non abbiate paura. Dio non si ferma qui, non finisce la storia umana. Non abbiate paura voi che sperimentate la malattia, il dolore, la fame, la solitudine, il senso dell’inutilità, perché magari sei arrivato ad una certa età nella vita e ti sembra che sia stato inutile. Non abbiate paura, Dio non smette di starvi accanto con la fiammella della risurrezione.
Non abbia paura, Chiesa mia, che senti che intorno a te crolla il tutto, si svuota di senso il tutto. Dio è presente con il risorto, ci precede in Galilea. Non abbiate paura, voi, uomini e donne, che faticate in questa vita, nel lavoro, nell’educare i figli, nell’educare in genere, nel prendervi cura del bene comune. Il risorto è una falcata davanti a noi, ci precede nella vita, ci accompagna la fiammella del risorto, simbolizzato nel cero pasquale, non verrà mai meno. Vedete, oggi celebrare la risurrezione di Cristo significa stare ad un bivio nella vita, tornare alla tomba, piangere, essere tristi e lamentare tutto ciò che non funziona, tutto ciò che nella mia vita è accaduto o che non è accaduto e che mi rende triste e vuoto, condividere dei rimpianti del passato o dei rimpianti per obiettivi non raggiunti o di dolore per le ferite dell’esistenza, stare seduto ad una tomba o le varie tombe della mia vita o diventare come le donne che vanno al sepolcro, lo trovano vuoto e corrono dai discepoli a dire non sappiamo cos’è successo, ma l’abbiamo incrociato, ci ha detto che è vivo, che ci precede in Galilea, cioè nel nostro quotidiano. Vivere da figli del Risorto significa, come Pietro e Giovanni, correre sì alle tombe che ci ricordano e che ancora ci fanno fare memoria dei dolori che abbiamo della vita, o della paura o del timore, ma non perdere di vista il fatto che non è una tomba sigillata, ma una tomba vuota, è un sepolcro vuoto e che io posso continuare a vivere facendo leva sulla mia esistenza e nella mia esistenza di tutte le cose belle, significative, e da lì ripartire non perché tutto fila liscio, ma perché con il risorto c’è sempre una prospettiva che è l’ultima parola del Padre di vita in più. Vivere da figli del risorto e credere nella risurrezione significa non rassegnarsi mai, per quanto possa sembrare faticosa e in salita la mia vita.
Allora, ecco, Paolo diceva nella seconda lettura: se siete risorti con Cristo, pensate alle cose di lassù, abbiate i pensieri rivolti in alto, perché avendo i pensieri rivolti in alto, in questo modo, piano piano scoprirete la compagnia del risorto accanto a voi. E anche se attorno c’è minaccia o distruzione. c’è disperazione, non viene a mancare la speranza.
C’è un sacerdote dei territori della Cisgiordania che ha mandato un messaggio in cui dice: sì, siamo schiacciati, sì, siamo nella disperazione, nella paura, nella prepotenza. Non c’è più nulla. Sempre che le tenebre hanno oscurato tutto, anche l’umanità nella quale ancora credevamo. Noi non ci rassegneremo mai, perché sappiamo che il risorto prima o poi scoperchierà tutte le tombe, anche le tombe della violenza, anche le tombe della prepotenza.
Non cederemo mai, perché noi siamo figli del risorto. Ecco, carissimi, con questi sentimenti vi invito. A rialzarci in piedi da figli del risorto, non figli rassegnati, non figli spaventati, ma figli pieni di speranza nel Cristo che ha vinto la morte e che quindi c’è sempre un passo in più di vita, che l’ultima parola sulla mia vita è una tomba scoperchiata, non sigillata.
Buona Pasqua a tutti.
