Riceviamo e pubblichiamo dalla presidente dell’Associazione Famiglia Futura ODV Federica Aldrovrandi:
Arrivati oramai a fine luglio, l’Associazione Famiglia Futura denuncia la mancanza di una reale attenzione e volontà di presa in carico da parte dell’amministrazione comunale verso i bambini più fragili. “Sappiamo che a giorni dovrebbe uscire un bando dedicato alle attività rivolte alle persone con autismo, ma nel frattempo i bambini con disabilità restano a casa, e questo tipo di misure sembra essere uno spauracchio che lascia fuori tante realtà delle quali una società civile deve farsi necessariamente carico. Ad oggi inoltre non è ancora stato pubblicato alcun bando per poter accedere ai fondi che avrebbero permesso ai nostri bambini la partecipazione ai centri estivi -dichiara la Presidente Federica Aldrovandi-, nonostante già dal mese di Marzo l’Associazione avesse interloquito con l’ufficio comunale per la stesura di un bando che soddisfacesse i reali bisogni delle famiglie e degli utenti. Stando poi a quanto deliberato a giugno, temiamo un grande pasticcio annunciato: una graduatoria solo su base ISEE, che metterà assieme minori neurotipici e minori con disabilità. A questi ultimi dovrebbe essere destinato un penoso 20% di maggiorazione, in risposta ad una spesa pari al 200% in più rispetto a chi non necessita di un operatore dedicato, e soprattutto si prevede la modalità del rimborso a posteriori, laddove le famiglie con disabili non hanno certo la possibilità economica di anticipare al buio somme così importanti.”
Oltre a qualche accenno in Consiglio Comunale da parte dell’opposizione, l’argomento sembra purtroppo non interessare più di tanto gli amministratori. A fronte di oltre 60.000 euro di fondi, assegnati il 17 di giugno dal Dipartimento per le politiche della famiglia al Comune di Matera per lo svolgimento di tali attività, ancora non si ha alcuna certezza. L’unica verità è che i bambini con disabilità anche questa estate sono rimasti a casa, allargando così il vuoto della rete sociale che ricade completamente sulle spalle delle famiglie, designate a portare avanti la quotidianità di persone invisibili.
Questo disinteresse è allarmante soprattutto in vista dell’arrivo del nuovo anno scolastico: ad oggi non si hanno infatti evidenze o notizie nemmeno rispetto al rifinanziamento necessario a garantire l’assistenza specialistica destinata agli studenti con disabilità del Comune di Matera, al quale lo scorso anno si era sopperito con uno stanziamento di 174.000€, ma che, ad oggi, non risulta in agenda né programmato in nessun modo, nonostante la Legge Regionale 16 dicembre 2025 n. 52 della Regione Basilicata (Assestamento del bilancio di previsione finanziario 2025-2027) preveda dei fondi dedicati.
“L’Associazione” continua Aldrovandi “richiede nuovamente interventi urgenti concreti da parte del Comune, è prioritario che ci sia una assunzione di responsabilità e una programmazione efficiente, per poter costruire una comunità in grado di accogliere realmente ogni suo componente con le proprie necessità e specificità. Vogliamo ribadire che nel nostro territorio vi è una gravissima carenza di una strutturata e consolidata rete sociale destinata ai più fragili, che pertanto sono a carico esclusivo delle famiglie. L’estate è “ormai” andata, nel senso che solo chi ha risorse economiche importanti ha potuto fare fronte ai costi esorbitanti dei centri estivi, senza sapere se e quando tali spese saranno rimborsate mai dal Comune. Quello che però spaventa ancora di più, è la totale mancanza di programmazione per settembre: fino a quando non saranno stanziati i fondi necessari, come si prevede di far fronte all’emergenza relativa alla assistenza specialistica scolastica che ci attende?”
Proprio in questi giorni, una sentenza della Corte di Cassazione (23363/2026) ha ribadito, mettendo nuovamente nero su bianco ciò che la scuola e il Comune avrebbero dovuto comprendere da soli e mettere a sistema: mandare a casa prima un alunno disabile perché mancano sostegno e/o assistenza non è la soluzione e rappresenta un illecito e vera e propria “discriminazione”. Le istituzioni devono cambiare, organizzarsi e rispondere ai bisogni concreti di ogni ragazzo. Ancora una volta, qualora il servizio dovuto non fosse erogato, le famiglie si vedranno costrette ad attivare un proprio diritto tramite il ricorso legale. Auspichiamo quindi che l’amministrazione si attivi quanto prima con lo spirito del buon padre di famiglia, e non si debba ricorrere al Tribunale. Ciò che stiamo chiedendo è che anche ai nostri figli venga garantita la possibilità di partecipare alla vita comunitaria come tutti gli altri bambini. Si tratta di un diritto, non di un favore!
In copertina una agenda visiva in CAA realizzata in un centro estivo dedicato ai minori con disabilità
