
“Questa è la storia di Misso Giuseppe, accusato di rapina a mano armata, furto, omicidio 150 morti accertati, per qualcuno oltre mille. Misso Giuseppe, 12mila giorni di prigione (33 anni)…”
Donnaregina (Mondadori) della scrittrice Teresa Ciabatti nasce dai fitti dialoghi intercorsi con il superboss. Il taglio del libro, però, non è di cronaca giudiziaria, l’Autrice sottolinea di essersi sempre occupata di adolescenti o gente dello spettacolo. Gli omicidi, le efferatezze, gli sgarbi pagati con il sangue sono la scenografia di una storia che mette in risalto l’uomo con la sua quotidianità – passioni e debolezze – raccontato con lo stile unico della Ciabatti. Lei è andata alla ricerca di quei dettagli che proprio per la cronaca sono insignificanti – allevare colombi, avere velleità letterarie, credere negli ufo…
Sulle prime, quando era stata incaricata dal giornale di intervistarlo, ha anche provato a rimanere fedele alla linea. Ha provato a chiedere aiuto ai colleghi di giudiziaria (ma non ha ricevuto nessuna risposta), ha fatto ricerche, ha letto libri salvo poi ottenere un’ordinanza che lo riguardava dal diretto interessato. Perché Misso, a differenza di ciò che ci si sarebbe aspettati (ad esempio scarsa o nulla collaborazione), si è messo a completa disposizione della Ciabatti. E lei, grazie anche a un’incredibile abilità narrativa, è andata oltre. Certo, fatti di sangue e vicende criminali ci sono ma non sono il cuore di Donnaregina. A spiccare è il lato “umano”: i figli –”(…) il nostro punto di incontro sui figli. Ciò che voglio non dico teorizzare ma portare alla luce. La compresenza di bene e di male, di male con sprazzi di bene, o bene con squarci di male – sia quel che sia, fa fede il miscuglio, i contrari che non si escludono” – le donne, gli amici morti ammazzati, gli affetti più cari di un uomo che dall’età di 14 anni entra e esce dal carcere.
È l’altro volto di O’Nasone o è un’abile manipolazione nei confronti di un'”abusiva” (così lei stessa si definisce) nella giudiziaria?
Se il dubbio è lecito, la realtà è fatta di incontri in località segrete, messaggi, telefonate: “Uno non ci pensa mai che i cattivi hanno una normalità, e a forza di pensarli lontani, a forza di relegarli in una dimensione remota, oltre a semplificare, proteggiamo noi stessi. credo”. È un rapporto che giorno dopo giorno si fa più stretto e spesso conflittuale, e procede appaiato alla vita privata dell’Autrice, che ha una figlia adolescente che nel frattempo sta diventando sfuggente.
La Ciabatti è tra le pochissime scrittrici dotate di una prosa accattivante e profonda, introspettiva ed evocativa al tempo stesso. Donnaregina ha un incedere a volte lento altre particolarmente ritmato, è ironico e tagliente, talvolta spietato. Di certo è discutibile, ha un protagonista estremo, deprecabile e disprezzabile che la penna della Ciabatti ha saputo magistralmente ridimensionare. È doverosa un’avvertenza: Donnaregina è un’opera di fantasia che non intende riprodurre la realtà (eccetto le sentenze, riportate alla lettera). I fatti e i personaggi sono filtrati dallo sguardo dell’Autrice. Lo stesso Giuseppe Misso del libro è un ritratto personale e immaginifico. Intere scene sono frutto di invenzione, al pari di numerosi personaggi.
L’Autrice, nata e cresciuta a Orbetello, vive a Roma. I suoi romanzi sono: Adelmo, torna da me (Einaudi Stile Libero), I giorni felici (Mondadori), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore), Matrigna (Solferino). Con La più amata (Mondadori) è stata finalista al premio Strega nel 2017. Sembrava bellezza è uscito nel 2021. Collabora con il “Corriere della Sera”, “Sette” e “la Lettura”.
Rossella Montemurro
