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Letteratura e psicoterapia. Intervista con lo scrittore Mario Desiati, a Matera per parlare del suo ultimo romanzo “Malbianco”

Un romanzo che tocca in profondità le corde della mente. L’ultimo libro dello scrittore Premio Strega Mario Desiati, dal titolo “Malbianco” (Einaudi), è stato presentato sabato 10 a Matera al Cinema Il Piccolo nell’ambito della Rassegna “Orizzonti che si incontrano” a cura del Centro Studi Meteoron. Si è trattato di un doppio evento culturale in quanto la serata, molto partecipata, è stata anche l’occasione per presentare il nascente Centro Studi, che opera a Matera, nuova realtà sinergica che si occupa di servizi piscologici, sociali, giuridici e terapeutici. In tale contesto è rientrata la conversazione con il noto autore pugliese il quale ha dialogato con il presidente del Centro studi Antonio Romanello e con la giornalista Antonella Debiasi.  A margine dell’incontro abbiamo intervistato Mario Desiati il quale ci ha fatto presente che il libro è una metafora per raccontare che il malbianco, parassita fungino che attacca le piante, è un simbolo del segreto che nasconde la famiglia protagonista della narrazione in un albero genealogico. Si parla di varie generazioni e delle molte cose che non vanno in queste generazioni. Sono fatti e comportamenti non elaborati che a cascata arrivano sull’ultimo dei figli il quale non ha i mezzi e strumenti per affrontarli e questo è appunto il malbianco che lo pervade.

Quindi è una storia di traumi intergenerazionali?

E’ una storia familiare di traumi che passano di generazione in generazione. Perché noi siamo una mappa traumatica cioè abbiamo traumi vissuti nelle nostre esperienze e abbiamo lutti, malattie, perdite di amicizie e amori, traslochi ed altro. Ognuno ha traumi che abbiamo ereditato.

E’ anche un romanzo storico-familiare?

Sì, di memoria e di storia con la esse maiuscola. E’ un romanzo molto letterario perché una delle chiavi di guarigione e cura del protagonista è la letteratura.

Ritiene che la letteratura sia terapeutica?

Per me la letteratura è più conoscenza. Io sono un lettore più che uno scrittore, più conosci più hai strumenti per avere, come sosteneva Jung, chiavi per aprire delle porte chiuse che possono portare a delle soluzioni.

C’è qualche collegamento con il suo precedente romanzo “Spatriati” con il quale vinse lo Strega nel 2022?

Il protagonista è appunto uno “spatriato” totale nel senso della parola. Si parte proprio da lì, da un uomo che ha fatto i conti con la sua “spatriatezza”, la ha accolta, ma non ha ancora risolto il trauma. 

Filippo Radogna

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