“Il giorno in cui ho scoperto che mio padre era un prete avevo tredici anni. Oggi che ne ho trentanove voglio scrivere un libro su di lui, e non glielo so dire.
Ogni volta che ci provo le parole restano sul filo delle labbra, le domande incatenate, la voce agganciata al fondo dello stomaco, dolorosa e impotente. Allora, persa nella mia inettitudine, lo contemplo con la dolcezza che si riserva agli anziani e ai bambini in egual misura, quando li amiamo molto e li sentiamo fragili, anche se sappiamo bene che sono le nostre fragilità, non certo le loro, a farci tremare.”
Ci sono storie emotivamente forti, trame che hanno bisogno di una sensibilità particolare per essere scritte, a maggior ragione se sono reali. È il caso dell’intenso e bellissimo La verità è un fuoco (Garzanti) di Agnese Pini – giornalista, da agosto 2019 è direttrice de «La Nazione», prima donna a ricoprire questo ruolo in oltre 160 anni di storia del quotidiano –, una penna delicata e avvolgente.
È un memoir dal quale, una volta iniziato, è difficile staccarsi: il lettore diventa tutt’uno con l’io narrante, con l’ostinata ed estenuante ricerca di una verità a lungo taciuta tra le mura domestiche. Agnese ha soltanto 13 anni quando scopre il passato del padre. In un album rosso, trovato per caso, sulla cui copertina c’è il nome “don Pini” sono raccolte foto di un giovane sacerdote dall’espressione assorta. E in soffitta, tempo prima, il fratello, appassionato di cappelli, ne aveva trovato uno nero, rigido, di forma circolare, con la tesa larga e piatta (“Capì che si trattava di un cappello da prete? Probabilmente lo intuì: un singhiozzo di verità dentro il quale però non volle guardare”) che il nonno vietò di portar via.
Un filo sottile, ma d’acciaio, lega padre e figlia in una relazione piena di affetto infinito e di una sorta di pudore che si scontra con il desiderio di sapere. Agnese è sopraffatta da una serie di domande (cosa ha spinto don Pini a lasciare tutto per amore di una ragazza dagli occhi verdi di nome Mira? Dove ha trovato il coraggio di ignorare ogni condanna per sposarla, e poi per diventare padre di Agnese e dei suoi due fratelli? Soprattutto, cos’ha significato per lui e per Mira portare dentro di sé per anni, insieme all’amore che li unisce, una verità tanto scomoda da condividere?) ma sente anche tutto il peso che il dover scandagliare il passato del padre porta inevitabilmente con sé. Tanto che, dopo aver proposto all’editore la pubblicazione del memoir, deve rivolgersi a uno psicanalista per riuscire ad affrontare il padre.
Tra oggetti, ricordi di famiglia, persone che hanno conosciuto don Pini prima che abbandonasse il sacerdozio, prima degli anni Settanta, si dipana una storia coinvolgente e commovente.
L’Autrice da luglio 2022 ha assunto la direzione del “Quotidiano Nazionale”, che oltre a “La Nazione” comprende “Il Resto del Carlino” e “Il Giorno”. Nel 2023 ha pubblicato con successo per Chiarelettere il suo primo libro, Un autunno d’agosto, presto disponibile nella collana tascabile “gli Elefanti” Garzanti.
Rossella Montemurro
