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“La festa dei Santi, non di Halloween”, una riflessione del prof. Incampo

In un’epoca in cui le tradizioni vengono spesso rimescolate, reinventate o importate da culture lontane, c’è un crescente desiderio, in molte famiglie italiane, di riscoprire le proprie radici spirituali. Accade soprattutto alla fine di ottobre, quando le vetrine dei negozi si riempiono di ragnatele finte, zucche intagliate e costumi da mostro. È la grande invasione di Halloween, una festa dalle origini celtiche e poi anglosassoni, ormai penetrata anche nella cultura italiana, soprattutto tra i bambini e i giovani.

Ma non tutti ci stanno. Da Nord a Sud, cresce un movimento silenzioso ma deciso: quello di chi sceglie di non festeggiare Halloween e di celebrare invece la festa di Tutti i Santi, recuperandone il significato profondo, spirituale e gioioso.

Il 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, è una delle feste più importanti del calendario cristiano. Istituita già nel IV secolo in Oriente e successivamente in Occidente, celebra tutti i santi, noti e ignoti, che hanno vissuto nella luce di Dio. Non si tratta solo dei grandi santi canonizzati, ma di milioni di anime che hanno vissuto in silenzio, nella fedeltà, nella preghiera, nell’amore verso il prossimo.

E proprio la sera precedente, il 31 ottobre, nel calendario liturgico anglosassone, era la vigilia di Ognissanti, chiamata “All Hallows’ Eve”, da cui deriva la parola Halloween. La trasformazione in festa macabra e commerciale è arrivata molto dopo, svuotando il significato cristiano e caricandolo di simboli pagani, oscuri e a volte inquietanti.

Negli ultimi anni, molte parrocchie, scuole cattoliche e famiglie cristiane hanno risposto a questa “deriva commerciale” organizzando eventi alternativi: la Festa della Luce, la Notte dei Santi, o semplicemente una festa per Tutti i Santi.

L’idea è semplice ma potente: mostrare che la santità è gioia, bellezza, luce, e che i santi non sono figure lontane e noiose, ma uomini e donne veri, che hanno amato, sofferto, lottato, perdonato. Che hanno vissuto il Vangelo con radicalità e che oggi possono ancora ispirare la vita di grandi e piccoli.

In molte diocesi, soprattutto nel Centro-Sud Italia ma anche in grandi città del Nord, è ormai tradizione che i bambini si vestano da santi. Non ci sono streghe o zombie, ma piccoli San Francesco con la tunica marrone e la corda in vita, Santa Chiara con il velo bianco, Santa Lucia con la corona di candele, San Giovanni Paolo II con la talare bianca. Spesso portano con sé cartelli o simboli che aiutano a riconoscere il santo e ne raccontano brevemente la storia.

“È bellissimo vedere i bambini che si immedesimano in questi personaggi così veri e luminosi – racconta il parroco di una comunità –. Non lo fanno per gioco, ma con grande partecipazione. E quando capiscono che anche loro, come quei santi, possono vivere per il bene degli altri, si accende qualcosa nei loro cuori”.

Le feste dei santi prevedono spesso anche momenti di preghiera, canti, giochi a squadre, quiz sui santi, merende condivise e piccole processioni con le fiaccole. Il clima è quello della gioia comunitaria, non della paura o del “brivido”, che invece spesso caratterizza Halloween.

Al centro di questa scelta non c’è solo la fede, ma anche una chiara intenzione educativa. “Non vogliamo demonizzare chi festeggia Halloween, né creare un clima di contrapposizione – spiega suor Giulia, insegnante in una scuola primaria cattolica –. Però vogliamo proporre un’alternativa che vada in una direzione diversa, più vicina ai nostri valori. La cultura dell’occulto, della paura, dei toni macabri non ci appartiene. La nostra è una cultura della vita, della luce, della speranza”.

Molti genitori condividono questo approccio. Alcuni sono rimasti delusi da Halloween per il suo aspetto troppo consumistico: dolci, costumi costosi, gadget inutili. Altri sono preoccupati per i simboli negativi associati alla festa: teschi, sangue, demoni, streghe. “Non è solo un gioco – racconta una mamma di tre figli –. I bambini assorbono tutto. E noi preferiamo che assorbano il coraggio di San Giorgio, la carità di San Martino, la dolcezza di Santa Teresina, non le immagini di film horror.”

Celebrando Tutti i Santi, la Chiesa ci ricorda che la santità è per tutti, non solo per pochi eletti. È un cammino quotidiano, fatto di piccole scelte, di amore concreto, di perdono, di fiducia in Dio. E quale modo migliore di insegnarlo ai bambini se non attraverso il gioco, la festa e l’esempio?

Molte comunità riportano che, dopo aver iniziato a celebrare la Festa dei Santi, anche Halloween perde automaticamente fascino. I bambini si sentono protagonisti di qualcosa di più bello, più profondo. E soprattutto, restano colpiti dal fatto che la santità non è lontana: può essere anche la loro strada.

La speranza è che queste iniziative crescano, si diffondano e vengano sempre più sostenute. Anche le scuole statali potrebbero proporre attività legate alla figura dei santi come modelli storici e culturali, valorizzando il patrimonio spirituale italiano ed europeo. Non serve imporre nulla: basta proporre con intelligenza e gioia, mostrando che ci sono altre vie per far festa.

Nel frattempo, sono tanti i volantini, gli inviti, i video e i materiali che circolano sui social per promuovere la festa della luce. Alcune diocesi realizzano veri e propri kit didattici per le famiglie e le catechiste, con schede sui santi, preghiere, disegni da colorare, idee per laboratori.

In un mondo segnato da tante ombre – guerre, divisioni, odio, egoismo – la festa di Tutti i Santi ci invita a essere luce. A vivere, ogni giorno, come quei milioni di uomini e donne che hanno creduto nell’Amore e l’hanno testimoniato con la loro vita.

Non è solo una festa alternativa. È una scelta di campo.

Una scelta che, una volta fatta, lascia un segno profondo e duraturo, molto più di una zucca vuota.

Nicola Incampo

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