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La complessità dei sentimenti nel nuovo romanzo di Federica De Paolis, “Il nemico”

“Lei diceva di tradire con una certa sistematicità e un’incredibile leggerezza. Aveva una storia con un uomo che l’aveva sedotta: sposato e distante. Presente e inaccessibile. Dacia non avrebbe mai messo in discussione nulla, l’unione con il suo compagno era intoccabile. Ma si sa, gli amori si sfiancano, si addormentano, invecchiano. Che male c’era a prendersi uno spazio tutto per sé?

Lo raccontava con una lievità sorprendente, aggiungendo che alla nostra età un tradimento non era che un divertissement, un antidoto alla psicopatologia della vita quotidiana, uno spazio franco, immensamente facile da gestire.”

Il tradimento come tentazione, come qualcosa che non è poi così grave nella vita di una coppia, anzi può essere salvifico, una boccata d’ossigeno in una quotidianità un po’ stantia. La nonchalance, la “normalità” con cui Dacia le parla, le potenzialità e le infinite possibilità che tradire le ha dato, suggestionano e intrigano Adele. La sua è una vita tranquilla, il marito Dario è un chirurgo affermato, hanno una figlia adolescente, Gilda, spigolosa e criptica come tutte le teenager. Nel complesso Adele non può lamentarsi, eppure le parole di Dacia sono un tarlo, un ventaglio di “e se”… Per lei, traduttrice di romanzi, la possibilità del tradimento si concretizza in modo inaspettato, davanti a un computer. Sta traducendo in italiano L’Ennemi, Il nemico, il nuovo romanzo dello scrittore francese bestseller Roland Biler su un efferato caso di cronaca avvenuto due anni prima in Provenza: Luc Dubois aveva ucciso la sua fidanzata di appena diciassette anni con un coltellino svizzero, un colpo secco alla carotide. Inizia così un fitto scambio di mail, che fin da subito vira sul personale più che sul libro, che disorienta e attrae Adele.

Il nemico (Feltrinelli) di Federica De Paolis è un crescendo di introspezione, un viaggio accidentato nei chiaroscuri e nei tormenti della passione: “A cinquant’anni suonati sembrava non avessi imparato nulla, forse ero addirittura tornata indietro, troppo tempo che non leggevo nel fondo di un maschio, non interpretavo i gesti, non registravo gli umori. Sentivo soltanto un bisogno accecante, volevo entrare nella camera, precipitare nel numero della stanza, un 12 dorato, tondo. Non mi stavo innamorando per solitudine, il desiderio era più grande di qualsiasi pericolo, annusavo il rischio di perdermi ma non provavo a fermarmi, probabilmente stavo solo cercando disperatamente di tornare alla vita. Di lui non sapevo nulla, avevo soltanto letto il sollievo disegnargli il viso quando mi aveva trovato dietro la porta”.

La scrittura profonda, a volte tagliente, dell’Autrice, apprezzata e pluripremiata – con Le imperfette ha vinto il Premio DeA Planeta 2020 mentre Le distrazioni (HarperCollins) è Premio Selezione Bancarella 2023 – innesca un intrigante gioco di specchi tra la vita reale (“Questa è una storia vera”) e la finzione letteraria. Il lettore, fin dalle prime pagine, viene catturato in un metaromanzo con una prosa avvolgente che scandaglia la psicologia dei personaggi – il bisogno di Adele di sentirsi viva tra le braccia di uno sconosciuto manipolatore, il narcisismo di Biler, i primi amori e le intemperanze adolescenziali di Gilda… -, in una trama originale nella quale la complessità dei sentimenti ha un ruolo di primo piano.

La De Paolis – tradotta in diverse lingue, è anche dialoghista cinematografica – non è nuova a romanzi che rimangono dentro a lungo, che colpiscono per la forza emotiva, che sono ipnotici proprio come Il nemico e non possiamo fare a meno di chiederci: “Che cosa succede quando, scivolando nel gioco di una doppia vita, tradiamo noi stessi, prima ancora dell’altro? Il vero, grande nemico è fuori o dentro di noi?”

Rossella Montemurro

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