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Intervista con Marcello Veneziani sul suo ultimo saggio “Nietzsche e Marx si davano la mano”

“Nietzsche e Marx si davano la mano” è un verso del celebre brano musicale “Compagno di scuola”, canzone del 1974 di Antonello Venditti sulla nostalgia per gli ideali di gioventù tra i banchi del liceo. E proprio questo verso (con sottotitolo “Vita, intrecci e pensiero dei due profeti che sconvolsero il mondo”) è divenuto il titolo dell’ennesimo testo filosofico di Marcello Veneziani, saggista di spicco del panorama intellettuale italiano, giornalista e filosofo di formazione e ideali nella destra politica. Nel libro pubblicato per le edizioni Marsilio, Veneziani partendo da un espediente narrativo che immagina l’incontro tra i due filosofi, traccia le biografie dei grandi pensatori tedeschi, evidenziandone i tratti principali e gli interessi: la passione e gli studi storici, i processi economici e la funzione delle masse per Karl Marx (1818-1883) e la volontà di potenza e affermazione dell’uomo, il nichilismo e l’amore per l’arte per Friedrich W. Nietzsche (1844-1900). Marcello Veneziani ne racconta le idee mettendone in evidenza i conflitti, come essi immaginavano il futuro, l’eredità e ciò che resta del loro pensiero oggi in un mondo altamente tecnologico. Lo scorso 28 dicembre l’autore ha presentato il suo ultimo volume in Puglia, a Bisceglie (sua città di nascita) presso le Vecchie Segherie Mastrototaro, nell’ambito della rassegna “Libri nel Borgo Antico”. Nell’occasione abbiamo scambiato alcune battute con lui.

Come mai ha voluto dare proprio il titolo di un verso di un brano musicale scritto da Venditti a questo suo libro?

Volevo da un lato studiare i punti di contatto tra i due grandi pensatori che pure ci sembrano e sono agli antipodi e dall’altro lanciare un messaggio, ossia che quando le idee politiche sono agli opposti non necessariamente si devono arrivare alla guerra e alla violenza.

 Quindi si tratta di testo di positivo confronto…

Certo, ci si può confrontare seriamente e anche senza concedere nulla all’avversario ma con rispetto, quindi è un messaggio anche di civiltà della cultura.

Tra Nietzsche e Marx per la sua formazione personale immaginiamo che comunque lei parteggi per il primo.

Io a vent’anni ero innamorato di Nietzsche e ho studiato Marx solo perché così è necessario fare quando hai un avversario teorico con cui ti devi confrontare. Mi sono laureato in Filosofia a Bari e lì l’Università era completamente marxista per cui dovevo studiare Marx indipendentemente dalla mia volontà. Ho comunque cercato di inserire nei miei studi  testi di altri filosofi di diversa estrazione e credo che tutto ciò sia stato un fatto positivo perché ho messo a confronto culture diverse e ho avuto forse un’apertura mentale che altrimenti non ci sarebbe stata se avessi studiato solo Nietzsche e Marx.

Nei giorni scorsi lei ha criticato il Governo Meloni esprimendo una sorta di delusione per le politiche che sta mettendo in campo e per questo è stato attaccato dal ministro Giuli, intende rispondere in merito?

No, mi spiace, non ho risposto da nessuna parte.

Filippo Radogna

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