
Leggere Il no che vorrei dirti. Smartphone, chat e social. Guida pratica per genitori smarriti (Giunti) della giornalista e scrittrice Francesca Barra significa fare un tuffo nell’abisso delle nuove tecnologie prendendo coscienza delle insidie dannose per i nostri figli e provare a mediare con intelligenza sull’uso dei social.
Smartphone, pc, AI sono strumenti di cui non possiamo fare a meno, indispensabili nella quotidianità (a scuola, sul posto di lavoro, nelle questioni pratiche). Eppure, accanto all’innegabile utilità, sono piene di rischi – dipendenza, cyberbullismo, deepfake… Sono tante le storie raccontate dalla Barra, alcune con esiti tragici. Come quella di Carolina Picchio, che si è tolta la vita “gettandosi dal balcone della sua abitazione a quattordici anni dopo che un video umiliante girato durante una festa e stato condiviso senza il suo consenso e diffuso online. Il video la riprendeva in un momento di vulnerabilità scatenando insulti e derisioni da parte dei suoi coetanei. Il padre, ignaro di tutto il dramma che stava vivendo Carolina, si trovava a casa, quel giorno, e non è riuscito a salvarla.
Quando l’ho intervistato mi ha detto, con semplicità e durezza, parlando del telefonino: “Tu consegneresti una pistola carica a tuo figlio? Ecco, lo smartphone lo è. E una pistola carica”. Una frase durissima, ma necessaria. Perché ci costringe a fermarci, a guardare quello strumento con occhi nuovi”.
Carolina, ma anche Dea, Adam… un lungo elenco di adolescenti che hanno deciso di togliersi la vita per motivi diversi ma tutti “accompagnati” da un “online” costante: “Si poteva intuire che un adolescente fragile, lasciato solo davanti a una tecnologia capace di rispondere senza esitazioni, potesse scivolare in una dipendenza emotiva? Gli esperti lo dicono da tempo: quando la solitudine incontra uno strumento che replica attenzione illimitata, il rischio di malessere esplode. Si poteva prevedere, quindi, come in altri casi di dipendenza e malessere?”, si chiede l’Autrice.
Per la Barra – giornalista d’inchiesta, conduttrice, scrittrice di lunga esperienza, ma anche la madre di quattro figli di età diverse, che vive in prima persona le contraddizioni dell’essere genitore in un’epoca iperconnessa e fragile – lo scopo di questo libro non è giudicare, ma capire e accompagnare, non demonizzare la tecnologia “ma riconoscere che ogni strumento richiede un’età di accesso e un accompagnamento. Siamo abituati a pensare alla patente per guidare, ma non a una “patente digitale” per comunicare. Eppure, i rischi non sono meno concreti.”
Ricco di testimonianze, interviste, fatti di cronaca ed esperienze personali suddivisi in dodici capitoli, ciascuno con un focus su un aspetto dello sfaccettato universo della comunicazione social, Il no che vorrei dirti racchiude interventi di psicologi, pedagogisti, linguisti e insegnanti insieme a quelli di genitori che hanno conosciuto il dolore.
“Ho usato anch’io male i social network, – scrive – troppo o in maniera frettolosa. Cosi come con lo smartphone, la comunicazione, le mie relazioni, le opportunità lavorative. Insomma, si sbaglia provando. La mia vita non è esente da errori e tentativi goffi e maldestri di trovare la felicita. Ma se c’è una cosa che so e che la vita è fuori da lì. La vita è più bella se la tocchi, la attraversi, se tieni qualcosa nascosto, se eviti di raccontare il tuo privato sempre”.
E tutti dovremmo lasciarci guidare da questo concetto: “L’online non è un altrove: è il luogo in cui, ogni giorno, costruiamo o demoliamo reputazioni, legami, fiducia. Perché tutto ciò che accade online ha un impatto potente sull’offline”.
L’AUTRICE
Francesca Barra è giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva di origini lucane. Scrive per L’Espresso e conduce con Roberto Poletti il programma di approfondimento politico “4 di sera” su Rete4. Ha realizzato due serie per il podcast “Genitori. Storielibere” e la serie televisiva “Storie non ordinarie di famiglie”. Su Rai Radio1 ha condotto il programma “La bellezza contro le mafie” e su Radio 105 “Benvenuti nella giungla”. Ha collaborato con Sette, F, l’Unità e ha pubblicato romanzi e saggi che affrontano vicende di emarginazione, migrazione e odio social. A storie di vittime di mafia ha dedicato Il quarto comandamento. La vera storia del giornalista Mario Francese ucciso dalla mafia e di suo figlio Giuseppe che gli rese giustizia (2011) e, insieme a Maria Falcone, Giovanni Falcone. Un eroe solo (2013). Ancora, Tutta la vita in un giorno, storie di senza tetto e di invisibili, diversi romanzi per Mondadori, Rizzoli e Garzanti e il saggio sul cyrberbullismo Prova a dirmelo guardandomi negli occhi. Ha scritto il libro sul minore non accompagnato Remon Karam Il mare nasconde le stelle in cui racconta il viaggio di un ragazzino migrante sopravvissuto ai viaggi in mare per realizzare il sogno di studiare.
Ha un blog molto seguito di cucina in cui racconta storie legate alla cucina e alla nostra tradizione: A occhio e quanto basta, da cui è nato il libro omonimo per Rizzoli e il libro Food porn un saggio in cui ha indagato sul rapporto fra cibo e sessualità, diete, giovani e arte.
Rossella Montemurro
