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Il diritto alla cura dei bambini con disabilità non può passare dai Tribunali. Una mamma dell’Associazione Famiglia Futura scrive una lettera aperta alle istituzioni

L’Associazione Famiglia Futura ODV continua a portare avanti le proprie istanze a livello locale e non solo, perché si possa abbattere la discriminazione a danno dei bambini e ragazzi con disabilità che, ancora oggi, in Basilicata, restano privi delle necessarie cure alle quali hanno diritto. Nei mesi scorsi la sinergia tra Famiglia Futura e gli Avvocati Angela Maria Bitonti e Stefano Zacchetti ha permesso ad alcune famiglie associate di veder riconosciuto dal Tribunale di Matera il proprio diritto alle terapie ex art.26. La Presidente Federica Aldrovandi dichiara “Dopo numerose sentenze nazionali e della Corte Costituzionale, anche il Tribunale di Matera si è dovuto esprimere per far rispettare un diritto fondamentale sancito per legge. Questo ovviamente ha un costo per i contribuenti e la nostra speranza è che le Istituzioni coinvolte si allineino a quanto indicato per legge e non gravino ulteriormente sui cittadini continuando con una gestione inefficace delle politiche sanitarie legate all’ex art.26. Una delle “nostre” mamme ha scritto una lettera aperta, e vorremmo diffonderla per far capire a tutti i cittadini in quale situazione indecente ancora ci troviamo”.

Pubblichiamo quindi di seguito la lettera di questa mamma.

Sono la mamma di due bambine meravigliose che ogni giorno affrontano la sfida della disabilità.

 Come ogni genitore, il mio unico obiettivo è garantire loro la possibilità di migliorare, di crescere, di avere un futuro meno in salita.

Eppure, in Basilicata, la nostra battaglia non è solo contro la malattia, ma contro una burocrazia cieca e sorda.

Mi chiedo se sia normale che una madre debba rivolgersi per ben due volte ad un avvocato per ottenere le cure riabilitative necessarie alle proprie figlie.

Per ben due volte, ho dovuto varcare la soglia di uno studio legale per vedere riconosciuto ciò che la legge già scrive nero su bianco. La prima volta con un giudizio dinanzi al Tribunale di Matera, la seconda con una diffida. Solo allora le porte, prima sbarrate, si sono aperte. Solo allora i tempi della sanità si sono allineati ai bisogni delle mie bambine.

Tutto questo non è giusto.

Non è giusto che il percorso di riabilitazione di un bambino debba dipendere da un atto giudiziario. Non è giusto che una famiglia, già provata dal dolore e dalla fatica quotidiana, debba investire tempo, soldi ed energie in carte bollate solo per ottenere un diritto fondamentale. L’avvocato dovrebbe essere l’ultima risorsa per chi subisce un torto, non il passaporto obbligatorio per accedere a una terapia medica.

 Il diritto alla salute e alla cura sono previsti nella Costituzione della Repubblica.  Non sono favori concessi dall’alto, ma è dovere dello Stato tutelarli.

Se non avessi avuto la forza di lottare, se non avessi incontrato la professionalità e la sensibilità degli Avv. Bitonti e Zacchetti che mi hanno supportato in queste battaglie, a che punto sarebbero oggi le mie figlie? Quanti altri genitori in questo momento sono fermi in una lista d’attesa, rassegnati perché non hanno i mezzi o la forza di iniziare una battaglia legale?

Con questa lettera chiedo alle istituzioni della nostra Basilicata un cambio di passo. La Sanità a Matera deve tornare a essere vicina alle persone, specialmente ai più piccoli e ai più fragili. Non costringeteci a vivere nei tribunali: il nostro posto è accanto ai nostri figli, nelle palestre di riabilitazione e nei parchi giochi, verso una vita che merita di essere vissuta appieno.

Spero che la mia voce non resti isolata e che nessuno debba mai più sentirsi dire “no” dalla burocrazia e “sì” solo da un giudice.

Una mamma di Matera

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