
“Mamma mi aveva dato le gocce e il mondo evaporava e non importava che quella fosse la cosa più importante della mia vita, il sonnifero è più potente di ogni tragedia. L’inferno che avevo dentro si andava spegnendo come una fiamma in un barattolo”.
Nilo Vasciaveo, 13 anni, orfano di padre, cresciuto da mamma Agata e zia Rosi in uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia. La loro, di casa, è inospitale, e non deve entrare – per decisione inappellabile di Agata – mai nessuno: “(…) Mamma adorava i colori acidi, giallo, arancione, verde. Lo stile anni Settanta, i monili smaltati, la sedia di Le Corbusier che aveva comprato a caro prezzo su eBay e teneva in camera sua e solo lei ci si poteva sedere. Ma nulla era visibile nell’oscurità che regnava in casa nostra, bisognava risparmiare, A me piaceva pensare che eravamo tre vampiri, mia madre sempre vestita di nero e zia Rosi che si accendeva e si spegneva come una lucciola”.
Nilo non ha amici, è succube di queste due donne a loro modo strane – la madre è terribile, severa, sembra non nutrire nessun tipo di amore nei suoi confronti mentre la zia, donna robusta, è ossessionata dal fitness ma non ottiene risultati –, osserva il mondo con le lenti deformate di un’adolescenza che sembra essergli negata: «Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno».
La “cosa nel bagno”è un segreto indicibile e terribile al tempo stesso di cui i Vasciaveo sono da millenni custodi: la copertura delle due donne è un’impresa di marmi, in realtà la loro “aura” ombrosa è strettamente legata a quel mistero che le costringe a limitare i rapporti sociali.
Quando però, in paese, arrivano come un uragano Arianna – giovane donna bella e alla deriva, con un profilo su OnlyFans – e sua figlia Saskia, coetanea di Nilo, e prendono in affitto una casa di Agata, la routine monotona della famiglia Vasciaveo subisce uno scossone. Nilo rimane affascinato e allo stesso tempo turbato da questa inaspettata irruzione che lo confonde facendogli perdere i suoi punti di riferimento – la mamma e la zia. E in quei giorni lui comprende che essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri: un sacrificio che, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà piú sopportare.
Leggere Il custode (Einaudi), il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti, significa quasi rivedere i protagonisti adolescenti dei suoi libri. Gli atteggiamenti, i pensieri – formulati con una finta ingenuità ma chiaramente “da adulto” – di Nino ricordano quelli di Michele Amitrano – l’io narrante di Io non ho paura – e di Cristiano Zeno – il tredicenne di Come Dio comanda, Premio Strega 2007 – così come il contesto “casalingo”, e il frequente rimando ai cibi – trippa con la mentuccia, rognoni trifolati cucinati dalle donne Vasciaveo, mentre Michele Amitrano impazziva per “il purè e l’uovo”. Il tutto, mixato al realismo magico che sottende un romanzo originale e pieno di significati, a conferma della caratura di uno dei migliori scrittori italiani.
Niccolò Ammaniti è nato a Roma. Presso Einaudi sono usciti un suo racconto nell’antologia Gioventú cannibale (1996), i romanzi Branchie (1997), Io non ho paura (2001, 2011 e 2014), Che la festa cominci (2009, 2011, 2015), Io e te (2010), la raccolta di racconti Il momento è delicato (2012) e la raccolta di storie a fumetti Fa un po’ male (2004), sceneggiata da Daniele Brolli e disegnata da Davide Fabbri. Nel 2014, Stile Libero ha ripubblicato Ti prendo e ti porto via e Fango e, nel 2015, Come Dio Comanda. Sempre per Einaudi ha curato l’antologia Figuracce (2014), e pubblicato Anna (2015 e 2017), La vita intima (2023 e 2025) e Il custode (2026). Per la Tv ha scritto e diretto le serie Il miracolo (2018) e Anna (2021). È tradotto in tutto il mondo.
Rossella Montemurro
