
“Mi uccido perché non si può vivere così. Dentro l’incertezza. Noi non abbiamo niente. Siamo una generazione nata senza madri e senza padri. Ci hanno partoriti e guardati solo i social e i cellulari. E loro ci inghiottiranno di nuovo, mentre affoghiamo nelle nostre lacrime silenziose e nei loro cristalli liquidi”. E se dalla nascita si è nel mirino dei social, anche la morte è raccontata in diretta. A farlo è RGen, influencer con oltre 500mila follower: si uccide, lanciandosi dal terzo piano di Palazzo Pitti, davanti a più di diecimila fan connessi.
Inizia così il caustico, eppure tremendamente autentico, Generazione R (edizioni e/o, finalista nel 2023 al Premio NebbiaGialla nella categoria romanzi inediti) della psichiatra e psicoterapeuta Alessandra Pomilio che, parole sue, “usa le parole per curare e sollevare l’anima”.
Siamo nel 2022 e RGen (nome d’arte di Argentina Riva-Venturi) rappresenta un’intera generazione, quella dei nati nei primi anni Duemila, che soffrono di disturbi psichiatrici e non li nascondono. Anzi, li mostrano, se ne prendono cura sotto i riflettori, in un’epoca in cui la malattia può, deve, farsi spettacolo.
RGen fa dirette sui disturbi alimentari, la sua è una “vita da Barbie luccicante e strafottente, i balletti, la sua fissa per il colore viola, le codine colorate per somigliare a Harley Quinn. Le affettazioni esagerate nel linguaggio, funestato dall’accento di Roma Nord, la z al posto della c. Diceva “zao!”. E “zerto!”.
In lei c’era qualcosa di vischioso, morboso. Forse nello sguardo fisso, pungente. A volte inquietante.”
Prima di lanciarsi nel vuoto, ha usato le parole della sua psichiatra, Elisa Bernabei. Quest’ultima, piena di sensi di colpa, si avvicina all’indagine condotta dalla commissaria Valeria Mancuso. Sono due donne agli antipodi, Elisa e Valeria, due outsider che danno linfa a un giallo, dai dialoghi ritmati e vivaci, che verte anche sugli amori tossici dell’era digitale, in quei social dove “ti inghiotte un buio vuoto, e frenetico, in cui c’è talmente tanto casino da diventare silenzio”.
Il filo conduttore, il dramma dei ragazzi contemporanei dipendenti dai social (“danno una dipendenze di Cristo, quei cosi, soprattutto per le perone infelici”), mette in luce tutta la loro fragilità, unita a una tangibile mancanza di serenità: del resto, la Generazione R descritta così bene dall’Autrice è quella del Rehab o Recovery, parole chiave della ripresa dalle malattie mentali. Una generazione senza certezze, figlia, proprio come Argentina, di genitori ricchi e infelici, essi stessi eterni adolescenti.
Con una scrittura ipnotica, che alterna concetti profondi a venature ironiche (l’umorismo per l’Autrice non è solo un terzo mestiere, ma un dovere morale), Generazione R si legge in un soffio, con tutti i chiaroscuri dell’anima e le verità scomode: “La Generazione R è Rapida ma Randagia. Rincoglionita e Rompicoglioni. È Reietta e Reclusa. È Rancorosa e Ruminante. È Rotta, la Generazione R. Rassegnata. Senza sogni”.
Alessandra Pomilio, abruzzese di nascita, ha conseguito la laurea a Pisa e si è specializzata a Roma. Ha debuttato come autrice teatrale a 17 anni e, come sceneggiatrice, ha vinto nel 2015 il Premio Carlo Bixio (Rai e Mediaset). Nello stesso anno ha realizzato come produzione indipendente La Rana delle Favole, web serie di cui è anche regista, ora disponibile su YouTube. Durante la specializzazione ha unito le sue due passioni realizzando spettacoli teatrali presso la UOC di Psichiatria del Policlinico di Tor Vergata. È stata articolista e intervistatrice per la rivista di psicoterapia sistemico-relazionale La notte stellata.
Rossella Montemurro
