Accumulano munizioni e cibo nell’attesa dell’imminente fine del mondo. Non sono mai andati a scuola, non hanno un certificato di nascita né un medico curante. Sono i figli di una coppia di mormoni anarco-survivalisti e vivono ai piedi di un picco montuoso, il Buck’s Peak nell’Idaho. Del mondo non sanno niente: “il” mondo è la quotidianità nella quale il padre li costringe a vivere. Aiutano i genitori nel lavoro: d’estate, stufare le erbe per la madre ostetrica e guaritrice; d’inverno, lavorare nella discarica del padre, per recuperare metalli. Conoscono solo i testi religiosi – dell’Olocausto o dell’attacco alle Torri Gemelle non hanno mai sentito parlare.
“La cultura nella nostra famiglia era una questione da autodidatti: potevi imparare tutto quello che riuscivi a studiare da solo, dopo che avevi finito di lavorare. Alcuni di noi erano più disciplinati di altri. Io ero una delle peggiori, tanto che verso i dieci anni l’unica materia che avessi studiato sistematicamente era l’alfabeto Morse, perché il papà ci teneva in modo particolare. “Se toglieranno l’elettricità, saremo gli unici nella valle in grado di comunicare,” diceva, anche se non capivo bene con chi avremmo comunicato se eravamo gli unici a conoscere quell’alfabeto”.
“La cultura nella nostra famiglia era una questione da autodidatti: potevi imparare tutto quello che riuscivi a studiare da solo, dopo che avevi finito di lavorare. Alcuni di noi erano più disciplinati di altri. Io ero una delle peggiori, tanto che verso i dieci anni l’unica materia che avessi studiato sistematicamente era l’alfabeto Morse, perché il papà ci teneva in modo particolare. “Se toglieranno l’elettricità, saremo gli unici nella valle in grado di comunicare,” diceva, anche se non capivo bene con chi avremmo comunicato se eravamo gli unici a conoscere quell’alfabeto”.
Questa storia autentica – raccapricciante e incredibile al tempo stesso – la racconta in prima persona una delle figlie di Faye e Gene Westover, Tara che soltanto a 17 anni riesce ad affrancarsi da un nucleo familiare “malato” e a trovare la vita, la libertà nell’educazione. Ecco che L’educazione(Feltrinelli, traduzione di Silvia Rota Sperti) è un diario – a tratti ancora più feroce perché “vero” – di quanto ha dovuto subire Tara.
Il padre – che a distanza di anni l’autrice pensa abbia sofferto di un disturbo bipolare – è talmente paranoico e refrattario all’influenza del Governo da essere convinto che le istituzioni sono gestite dai Federali. Per questo vieta ai figli l’istruzione e le visite mediche – dopo un terribile incidente d’auto, con incoscienza e follia evita che vadano in ospedale. Quando uno dei figli ha vuole prendere la patente si pone il problema della mancanza del certificato di nascita. Non solo, la madre non ricorda neanche il giorno in cui i figli sono nati – Tara si presume sia nata verso la fine di settembre del 1986, ma il certificato di nascita è stato chiesto e compilato in extremis solo quando aveva nove anni.
Con un padre carismatico e folle, un fratello disturbato che ha raptus di violenza verso le sorelle e una madre che vorrebbe aiutarla ma non riesce a non dimostrarsi sottomessa, Tara riuscirà a respirare – dal punto di vista psicologico – soltanto reinventandosi e riscoprendosi grazie ai libri, allo studio, alla cultura… In una parola grazie all’educazione. Per lei una doppia sfida: tener testa alle minacce e alle ingiurie de padre nei suoi confronti e recuperare tutto il tempo perduto per stare al passo dei coetanei.
Fa amicizia con chi discute del femminismo come ideologia politica, viaggia a Roma, a Parigi e in Giordania, si innamora, va in terapia: Tara, insomma, si apre finalmente alla vita.
La Westover, dopo una laurea alla Brigham Young University, ha vinto una borsa di studio a Cambridge, dove ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia.
Rossella Montemurro
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