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Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo? “La vita giovane”, il nuovo, intenso romanzo di Mattia Insolia

“I sogni non restano uguali per sempre, ma cambiano, e noi con loro. Io non so che fine hanno fatto i sogni che sognavamo, ma so che continuiamo a sognare, e che non smetteremo di farlo, perchè abbiamo trovato la sola cosa che potesse salvarci: ci siamo trovati l’un l’altro. E abbiamo capito che le nostre rovine non sono inferni da cui fuggire: le nostre rovine possono essere degli altri la dimora. E così possiamo deporre le armi, adesso. Riposare”

“Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo?”: come un mantra, è una domanda che si ripete decine di volte il protagonista e io narrante, Teo, ne La vita giovane (Mondadori), il nuovo, intenso romanzo di Mattia Insolia.

In dieci anni, tanti quanti passano dalla fine del liceo al matrimonio di due dei suoi migliori amici, Giorgio e Matilde, Teo non ha più rivisto i suoi compagni. Milano gli ha concesso l’anonimato, avventure sessuali e soprattutto la possibilità di dimenticare. A 28 anni è un altro uomo, più disilluso e, forse, più corazzato per far fronte agli scossoni della vita.

“L’ultima volta che ho guidato per questa strada a occhi chiusi era la notte prima dell’inizio del quinto liceo, dieci anni fa; io ne avevo diciotto. Ero con gli altri, il futuro ci si spiegava davanti come un lungo tappeto rosso e sognavamo. Pure per questo tenevamo gli occhi chiusi: il buio eravamo capaci di modellarlo, redimerlo dai demoni che lo infestavano e dargli forme attraenti – ecco: sognavamo.”

Rientrare nella città di provincia in cui è cresciuto, farlo dopo troppo tempo – “Non sono tornato per Natale, Pasqua e i compleanni degli amici, per gli anniversari dei miei e la malattia di mia madre. Sì, dovevo farlo. E poi ho ventotto anni: credo sia giunta l’ora che impari ad affrontarle, le cose” – ritrovare i genitori anziani e bisognosi di cure e confrontarsi con gli amici del liceo, per Teo significa ripiombare nel passato. Ricordare giorni, esperienze, tormenti lontani, eppure tutt’uno con quello che lui è diventato. Rivedere Sofia, il suo amore mancato – “Sofia una direzione ce l’aveva, invece, e lavorava con l’energia tipica di chi non corre verso il futuro ma fugge dal passato”– vittima di una famiglia disfunzionale, con un padre e tre fratelli violenti. Lei e Teo, insieme agli sposi e a Tommaso, l’indomabile, e Marta, la più fragile e misteriosa del gruppo, per tutto il liceo sono stati inseparabili. Ne hanno viste e vissute tante, sempre mossi e motivati dai sogni, dalle aspettative, dai desideri tipici di quell’età indefinita – difficile ma bellissima. L’ultimo anno di liceo un incidente ha messo fine, bruscamente, alla loro amicizia: insieme, hanno fatto qualcosa di irreparabile, e quell’evento ha scavato in ognuno di loro un’insaziabile voglia di fuggire. Gli adulti che sono diventati oggi e quei sogni che sognavano si snodano lungo i tre giorni che precedono le nozze di Giorgio e Matilde. La vita giovane si sviluppa tra passato e presente, senza soluzione di continuità, con una trama coinvolgente, intimista e stilisticamente ineccepibile come solo Mattia Insolia sa scrivere.

L’Autore è nato a Catania nel 1995, oggi vive a Milano. Ha scritto racconti per diverse antologie, tra cui “Un piccolo incendio”, incluso nella raccolta Data di nascita curata da Teresa Ciabatti per Solferino. Collabora con “Domani”, “D” e “U” di “Repubblica” e “L’Espresso”, ed è editor per Nutrimenti. Ha scritto due romanzi: Gli affamati, pubblicato nel 2020 da Ponte alle Grazie, e Cieli in fiamme (Mondadori, 2023), vincitore del premio Comisso Under 35. Entrambi sono stati tradotti in Germania.

Rossella Montemurro

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