
Estro, creatività, passione e rispetto per l’ambiente: c’è tutto questo dietro l’hobby dell’avvocato Pietro Ditaranto che il tempo libero lo trascorre restituendo valore agli oggetti che gli altri hanno messo da parte, hanno buttato via convinti che non servano più. Il legale bernaldese si diverte (e si rilassa) dando agli oggetti una seconda vita: ecco, allora, che un pezzo di legno trovato per strada diventa un totem urbano, il materiale di risulta serve a comporre opere che ricordano quelle di Picasso, una cornice rievoca un televisore trasformato in una finestra aperta su un manichino imbrigliato simbolo della sessualità maschile oggi… Ancora, vecchie macchine da scrivere, pezzi di vetro, scarti di tipografia, cuoio: anche lo “scarto” più improbabile nelle mani dell’avvocato Ditaranto diventa arte.
“Sono fissato con il dramma ambientalista” confida descrivendo una delle sue opere. “Penso che siamo ormai in una fase irreversibile: la natura non è più fatta da piante ma da pezzi di meccanica in cui il colore predominante è il nero, nero come il petrolio, come l’eccesso di sfruttamento delle risorse. Il vento trasporta invece il rosso che poi è il sangue della sofferenza del pianeta, composto da volani di condizionatori con sovrapposizione di penne, altri scarti e acrilici”.
Le opere sono nel suo studio legale, un atelier d’eccezione che raggruppa pezzi unici, ognuno con una storia a rafforzare la filosofia ambientalista dell’avvocato.