Pensate all’estate: una stagione per la maggior parte di noi bellissima, attesa, sinonimo di vacanze e relax. Per altri significa destreggiarsi tra il lavoro e i figli in età scolastica da affidare ai centri estivi, almeno per qualche ora di mattina. Per alcune famiglie, infine, che hanno un congiunto con disturbo dello spettro autistico, l’estate si rivela un periodo estremamente problematico. Accade a Matera, dove quest’anno la mancata attivazione del centro estivo ad opera dell’associazione Aura Blu, ha privato tanti ragazzi e ragazze di una significativa esperienza educativa e di socializzazione. Quel centro estivo fino al 2025 è stato un importante punto di riferimento anche perché, a differenza di altri, accoglieva anche ragazzi con più di 12 anni.
Sicuramente la pubblicazione di un avviso comunale per l’erogazione di contributi alle famiglie destinati alla partecipazione ad attività socio-educative rappresenta un segnale di attenzione verso i bisogni dei minori. Tuttavia, quando sul territorio i servizi non vengono attivati, il sostegno economico rischia di non tradursi in una reale opportunità.
Sulla base di quanto accaduto, il sostegno economico previsto dal Comune (in assenza di una programmazione tempestiva e condivisa, di un servizio strutturato e della possibilità di scegliere percorsi realmente adeguati alle esigenze dei propri figli) non ha purtroppo avuto sbocchi concreti.
Un rimborso economico può certamente alleggerire il peso delle spese sostenute dalle famiglie, ma non può sostituire un servizio che non esiste.
Interventi programmati a ridosso dell’estate o affidati esclusivamente a contributi economici rischiano di non rispondere alle reali necessità del territorio.
La questione pone un tema più ampio: la necessità di una programmazione tempestiva e condivisa. Le attività estive rivolte ai ragazzi con autismo richiedono mesi di preparazione, personale qualificato, spazi idonei e una stretta collaborazione tra enti pubblici, scuole e associazioni.
Le associazioni, come Aura Blu, che operano quotidianamente nel settore rappresentano un patrimonio di competenze e di esperienza che merita di essere valorizzato. Coinvolgerle nella progettazione dei servizi significa costruire risposte più efficaci, garantire continuità alle famiglie e trasformare le politiche di inclusione in azioni concrete.
L’auspicio è che la vicenda del centro estivo di Aura Blu possa aprire un confronto costruttivo tra Amministrazione, istituzioni e Terzo Settore, affinché il diritto all’inclusione non dipenda da iniziative occasionali, ma diventi parte di una programmazione stabile e condivisa.
Per le famiglie che convivono con l’autismo ogni giorno, la continuità dei servizi non rappresenta un’opzione ma una necessità.
