L’arrivo del primo caldo e, per tanti, l’incubo della prova costume sono un binomio imprescindibile. Rimettersi in forma, farlo bene e, possibilmente, in un tempo relativamente breve è per molti di noi uno degli obiettivi in vista dell’estate. È indispensabile, però, evitare il “fai da te” e affidarsi a un nutrizionista, anche per imparare a districarsi tra le numerose varietà di diete. Tra queste, abbiamo approfondito con la dietista e dottoressa magistrale in Nutrizione Umana, Martina Di Lecce, quella vegetale.
Cosa si intende per alimentazione vegetale?
“Si tratta di uno stile alimentare che individua nei prodotti vegetali le principali fonti di alimentari, verdure e frutta, cereali e pseudocereali integrali, legumi, frutta secca oleosa e semi. Si enfatizza anche di consumarli in modo minimamente processato (il più naturale possibile). A seconda di quanto “plant-based” si tratti, possiamo riconoscere vari stili alimentari, quelli più noti sono lo stile vegetariano e vegano, ma ce ne sono altri come il whole food plant-based (WFPB) e flexitariano.”
Quali sono i benefici di una dieta vegetale?
“Dal punto di vista scientifico, le ricerche sembrano sottolineare il miglioramento della salute cardiovascolare, riduzione del rischio di ipertensione e il buon controllo della glicemia con riduzione del rischio di diabete tipo 2. Attenzione però alla scelta degli alimenti, perché si rischia di perdere il focus”
Ci sono controindicazioni?
“Come in ogni cosa, è necessario prestare attenzione agli intake di alcuni nutrienti come ferro, zinco, calcio, vitamina B12, proteine. Consiglierei sempre di farsi seguire da uno specialista nei primi momenti di approccio a questi stili alimentari, per ridurre il rischio che possano instaurarsi carenze o per valutare eventuale integrazione.”
Qual è la differenza, se c’è, tra dieta vegetale e dieta vegetariana?
“Come già accennato, si tratta di stili alimentari che si basano su alimenti perlopiù vegetali. Il whole food plant based prevede il consumo di frutta e verdura, cereali e pseudocereali, semi, frutta secca oleosa, legumi e preparazioni meno elaborate possibili. La dieta vegetariana include, oltre a questi, anche uova e derivati del latte (dieta latto-ovovegetariana).
Vorrei però soffermarmi su una moda sempre più spinta: ricercare nei cibi vegetali gusti che ricordino i cibi animali, protagonisti sono soprattutto prosciutti vegetali, burger vegetali, polpette, formaggi vegetali. Il rischio è consumare, alla fine, cibi ultraprocessati. Non è la sola criticità, perché per rendere un cibo di una data consistenza e sapore, si aggiungono ingredienti inutili ai fini nutrizionali, come sale, addensanti, coloranti, stabilizzanti, oli e grassi saturi. Basta leggere l’etichetta di un burger vegetale: olio di colza, destrosio, esaltatori di sapidità. La lista degli ingredienti sembra superare la variante animale dello stesso prodotto (carne e sale). Spesso inoltre, questi prodotti si rivelano anche prefritti. Non mi sento allora di ammettere che l’impatto sulla salute possa essere lo stesso tra una dieta vegetale integrale e una dieta vegetale ultraprocessata, dovremmo aspettare ulteriori studi scientifici per poter affermare che anche una dieta vegetale ultraprocessata possa avere benefici sulla salute (protezione cardiovascolare, controllo glicemico). Personalmente non credo che l’impatto sia lo stesso e non reputo una dieta vegetale ultraprocessata salutare. Penso anche che in questo modo si perdano le fondamenta della dieta vegetale, che si propone invece la ricerca di sapori più veri e di cibi meno elaborati possibili.
Seguire un piano nutrizionale a base vegetale significa escludere qualsiasi altro alimento (ad esempio la carne) o si può comunque integrare, con un’attenzione particolare verso i vegetali?
“Questo stile prende il nome di flexitariano, ovvero attenzione maggiore al consumo di vegetali alternato momenti in cui altri alimenti, carne e pesce, sono concessi. È una scelta personale.”
È sempre necessario essere seguiti da un nutrizionista se si volesse intraprendere una dieta vegetale?
“Io credo che all’inizio del percorso sia necessario. Un dottore in Nutrizione conosce gli alimenti e sa riconoscere per l’individuo i fabbisogni dei vari nutrienti. Questi sono stili alimentari che possono rivelarsi privativi. È importante esserne consapevoli e cercare di ridurre il rischio di eventuali carenze.
Ti ringrazio per queste domande e per aver accolto l’esigenza di molte e molti di affrontare questa tematica che sposa i nuovi desideri nutrizionali alla nuova e costante ricerca di un’etica alimentare e ricerca del rispetto dell’essere umano e animale. Questo ci fa capire come il bisogno di proteggere l’ecosistema e il pianeta possa passare anche dalle scelte personali alimentari. Attenzione però alla scelta degli alimenti, perché si rischia di perdere il focus. Meno ingredienti in etichetta è sempre meglio.”
Rossella Montemurro
