Site icon TuttoH24.info

La “Santa Barbara” nella Capurso dello scrittore Premio Strega Nicola Lagioia: preghiere dissennate lungo tre generazioni

“Quando ero giovane pensavo, speravo, se avessi avuto un’altra vita chi avrei voluto essere? Jim Morrison, Johnny Rotten… Oggi dico che in un’altra vita ero una vecchia vestita di nero, seduta fuori dalla porta, che vede passare una rivale, la maledice e la maledizione va a  segno.”

Lo scrittore Nicola Lagioia a Matera per Materadio per la presentazione del suo bellissimo Santa Barbara (Einaudi) è un fiume in piena, è travolgente quanto la sua scrittura che, in oltre 600 pagine che si leggono d’un fiato, racconta tre generazioni con uno stile essenziale e ritmato.

“Dovevo restituire un mondo, dal 1930 al 1978, che faceva dell’essenzialità la sua architrave. Un mondo arcaico, contadino in cui però la stringatezza, la misura del linguaggio non andava a discapito delle sfumature della complessità. Dalle mie parti si dice: ‘Una parola è poca due sono troppe’.”

Sullo sfondo Capurso, un Comune in provincia di Bari, il principale luogo di culto della Madonna del Pozzo. Nelle campagne tra Capurso e Valenzano c’è, in stato di abbandono, la grotta di Santa Barbara, un santuario misterioso risalente a più di mille anni fa. Nel romanzo, questa Santa legge il cuore delle donne e sembra disposta a esaudirne i desideri più efferati. Nunzia Battista le rivolge preghiere dissennate dopo che la sua vita ha presa una piega diversa da quella desiderata. Nunzia è piena di rancore, ha una rabbia repressa, per colpa della sua famiglia ha la vita rovinata in un rapporto senza futuro: lei puntava in alto e continua a farlo, nonostante tutto. Nata molto povera, incinta a 16 anni – costretta a sposare Nicola, destinata a crescere un figlio non voluto, Domenico –  vuole diventare ricchissima e, per farlo, sfodererà ogni arma a disposizione, cattiveria in primis.

“Fai cadere un fulmine sul mio promesso sposo. Fai ammalare mio padre. Fai morire mia madre. Mio padre una morte lenta, mia madre una morte rapida. Uccidi mio fratello”.

Mentre Nunzia combatte e non si dà per vinta, Nicola sembra solo soccombere e anche quando la volontà finalmente prende il sopravvento, è destinato a tornare sui suoi passi, perseguitato dalla sfortuna, “una forza tenace, spietata, capace di raggiungerlo ovunque andasse, in Europa, in Africa, adesso anche in America. Non faceva in tempo a rifarsi una vita che gli eventi arrivavano a distruggerla”.

In Santa Barbara ci sono anche Giovanni – “un uomo d’altri tempi, un signore di una correttezza che oggi, a dire bene, sarebbe giudicata inutile (…)” – e Caterina, un’altra coppia sbilanciata, genitori di Stella e Anna. Lui, gran lavoratore ma poco scaltro, lei sempre sul piede di guerra, in rotta con il mondo. Tutti hanno fame di riscatto, qualcuno è provato dagli scherzi del destino, c’è chi osa e chi soccombe. Nelle famiglie, come spesso accade, ci sono segreti – alcuni indicibili – e sentimenti di rivalsa. C’è tanta introspezione psicologica, che è un po’ l’ossatura di Santa Barbara.

Ma per Nicola Lagioia, qual è stato il personaggio più difficile da descrivere?

“Sicuramente i bambini, Andrea in particolare, perché entrare in quella tenerezza, in quella purezza di cuore propria dell’infanzia che è propria del bambino, per un adulto – che un cuore pure non lo ha più – è molto difficile.”

Santa Barbara è un romanzo corale, avvincente, capace di attraversare con uno stile originale – lo scrittore onnisciente  si intreccia alla prima persona, ci sono salti temporali, cadenze diverse… – le fasi salienti della storia contemporanea, leggere dentro le persone e carpire le crepe che ogni famiglia nasconde: quello che emerge è un affresco nitido e indimenticabile.

Nicola Lagioia è nato nel 1973. Con minimum fax ha pubblicato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (2001), e con Einaudi Occidente per principianti (2004), Riportando tutto a casa (ultima edizione ET Scrittori 2017; Premio Viareggio-Rèpaci, Premio Vittorini, Premio Volponi), La ferocia (2014 2016; Premio Strega 2015) e La città dei vivi (2020 e 2021).

Rossella Montemurro

Pubblicità
Exit mobile version