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Il prof. Incampo: “Nella tradizione cristiana i sogni sono sempre stati accolti con prudenza: come possibile occasione di riflessione, mai come rivelazioni da assolutizzare”

Ci sono sogni che svaniscono al primo caffè e altri che chiedono di essere custoditi. Quello che ci viene consegnato oggi appartiene alla seconda categoria: un doppio sogno, vissuto nella stessa notte, che il protagonista ha voluto fissare nella memoria subito dopo il primo risveglio, per paura di perderlo.

Tutto comincia nel buio. Scale «brutte», scavate nella roccia, che scendono senza concedere nulla. Poi la discesa finisce e, davanti, la scala riprende, formando una V: si risale. Un’immagine antica, quella del fondo toccato e della salita che segue. Salendo, compare una luce.

Sul pianerottolo, a sinistra, una stanza illuminata. Dentro, seduto, Papa Francesco, avvolto da una luce fortissima. Il sognatore fa in tempo a notare le mani: la destra appoggiata sulla gamba, la sinistra sul tavolo. Riesce a prendere quella sinistra, e il Pontefice pronuncia una frase breve: «Ti raccomando don…», seguita dal nome di un sacerdote che il narratore preferisce non rivelare. «Santità, sono indegno», risponde lui. Poi il risveglio.

Riaddormentato, il sogno prosegue su un altro registro. È la processione del Corpus Domini. Il sognatore regge la punta sinistra del piviale del sacerdote, lo stesso don evocato poco prima. A un tratto ha l’impressione che il sacerdote sia stanco, che stia per cadere. Si avvicina, e il don gli passa l’Ostensorio.

È leggerissimo, racconta, «come se lui guidasse me». Fissando il Santissimo, accade ciò che non si aspettava: vede il mondo attraverso Gesù. Ne nasce una gioia che definisce indescrivibile.Non spetta a un giornale interpretare i sogni, e meno ancora stabilirne il valore spirituale. Ma si possono notare i fili che legano i due episodi. Nel primo c’è una consegna: una persona viene affidata alle cure di un altro. Nel secondo quell’affidamento si traduce in gesto concreto: il sacerdote vacilla, il fedele lo sostiene e riceve in cambio il peso più prezioso, che si rivela leggero.

Colpisce anche la dinamica del servizio: chi sostiene è a sua volta guidato. E colpisce la risposta del sognatore, «sono indegno», che richiama da vicino le parole del centurione del Vangelo, ripetute a ogni Messa prima della Comunione.

Nella tradizione cristiana i sogni sono sempre stati accolti con prudenza: come possibile occasione di riflessione, mai come rivelazioni da assolutizzare. In questo caso, il frutto che il protagonista ne trae è la sua stessa descrizione: una gioia profonda e il desiderio di non dimenticare.

Per chi ha vissuto un’esperienza simile, la strada più sensata resta quella indicata dalla Chiesa: parlarne con un sacerdote di fiducia o con la propria guida spirituale, e verificare con calma ciò che il sogno suscita. Nel frattempo, il protagonista ha già fatto la cosa più saggia: ha messo tutto per iscritto.

Nicola Incampo

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