La continuità della presa in carico nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, nel delicato momento di passaggio che va dalla adolescenza all’età adulta, è stata al centro del convegno Ecm che si è tenuto oggi 19 settembre nella Domus dei Padri Trinitari di Bernalda. L’iniziativa è stata un’occasione di confronto tra professionisti provenienti da diverse realtà assistenziali, con la partecipazione di relatori di rilievo nazionale, per approfondire modelli organizzativi, esperienze cliniche e strategie condivise. L’obiettivo dell’evento, promosso dai Padri Trinitari di Venosa e Bernalda con il supporto di istituzioni e ordini professionali, è stato quello di suggerire ai circa 100 partecipanti, percorsi di cura sempre più integrati e continui. A moderare i lavori, Giovanna Maria Di Pede, medico psichiatra e Claudio Ciavatta, fisioterapista coordinatore. Numerosi e di prestigio i relatori, fra cui Raffaella Devescovi e Nunzia Lobefaro (mediche neuropsichiatre infantili), Umberto Nizzoli (psicologo clinico), Caterina Deodato (medico neuropsichiatra infantile), Leonardo Mendolicchio (medico psichiatra) e Rosa Trabace (psicologa psicoterapeuta).
I saluti iniziali sono stati affidati al direttore dei Centri di riabilitazione dei Padri Trinitari di Venosa e Bernalda, Vito Campanale. “Il convegno – ha evidenziato – è stato realizzato per focalizzare l’attenzione su un tema molto delicato e attuale, ovvero la continuità della presa in carico delle persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, nella fase di passaggio dall’età evolutiva all’età adulta. Si tratta di un momento della vita molto delicato, in cui è fondamentale non interrompere il percorso terapeutico intrapreso. Come riuscirci? È possibile solo se si riesce a coordinare tra loro i servizi in maniera efficace. Come Padri Trinitari, da decenni – ha detto ancora Campanale – ci occupiamo di riabilitazione e crediamo molto nel lavoro di rete e nell’approccio multidisciplinare. Siamo allo stesso tempo convinti che gli utenti, le famiglie, le strutture e le istituzioni debbano dialogare tra di loro. L’iniziativa di Bernalda è stata l’occasione, per questi interlocutori, di potersi confrontare”.
Per Giovanna Maria Di Pede, medico psichiatra e responsabile scientifico del convegno, “l’esigenza di un confronto multidisciplinare è legata soprattutto alla carenza di piani di transizione per quanto riguarda la cura dei disturbi alimentari, poiché c’è una fascia di età che è quella che va dai 14 anni ai 25 anni circa, che fa molta difficoltà a proseguire le cure. Si tratta di persone che, provenendo da una situazione presa in carico nella neuropsichiatria infantile, diventando adulti si trovano a rientrare in un’altra fascia di assistenza. In alcune realtà, questa mancanza di collegamento si manifesta in modo rilevante. Ecco perché, è importante confrontarsi per individuare piani di cura adeguati ed efficienti”.
“È sicuramente necessario – ha sottolineato Rosa Trabace, psicologa psicoterapeuta e responsabile del Centro di riferimento regionale per la cura dei Disturbi alimentari dell’Asp a Chiaromonte – assicurare continuità di cura a pazienti in una particolare fascia di età che va dalla preadolescenza alla post-adolescenza. Nella nostra struttura, a Chiaromonte, che è punto di riferimento dell’Azienda sanitaria regionale, siamo pronti ad accogliere i pazienti non solo a livello ambulatoriale, ma anche in regime di residenzialità. I nostri assistiti vanno dai 12 ai 65 anni di età, soffrono di disturbi dell’alimentazione ed hanno necessità di essere curati con un approccio multidisciplinare. Quelle dell’alimentazione, è un tipo di disturbo che purtroppo si sta manifestando sempre di più, anche fra i minori, e che per questo merita tutta la nostra attenzione”.
Al convegno ha partecipato anche l’assessore regionale alla Salute e alle Politiche della Persona, Cosimo Latronico, il quale ha sottolineato che “il 40 per cento domanda sanitaria è influenzata dalla vita che si conduce e anche, in casi specifici, da una alimentazione non appropriata. La sostenibilità del sistema sanitario è importante e per mantenerla sono necessarie la prevenzione e la promozione di comportamenti virtuosi. Allo stesso tempo è fondamentale garantire una presa in carico dei pazienti nell’ambito di un sistema che si basi sulla multidisciplinarità. L’iniziativa dei Padri Trinitari è stata molto significativa, un momento di condivisione e di scambio di buone pratiche di grande valenza. La medicina deve diventare sempre di più territoriale, andare verso i bisogni delle persone, tendere alla prossimità ed essere preventiva e non difensiva”.
