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Il dott. Nunzio Longo, farmacista materano, fa conoscere la civiltà dei Sassi a studiosi internazionali

Il tre settembre scorso il dott. Nunzio Longo, farmacista materano, ha partecipato al congresso internazionale di Storia della Farmacia, tenutosi presso la sede universitaria d’Innsbruck. Tema della relazione presentato in inglese: “Treatment in the 16th century among herbs, bole and theriac in Matera” (Cure nel Sedicesimo secolo tra erbe, bolo e teriaca a Matera). Inoltre, in seno al congresso ha svolto il ruolo di presidente di una sessione.

Per una migliore comprensione dell’ambiente socio-sanitario di Matera nel Cinquecento viene riportata la nascita della prima “speciaria” (farmacia) nel cuore di Matera, proprio all’inizio di via Duomo. Da documenti rinvenuti si constata che nella Platea di Santa Lucia (1598) lo speziale don Angelo Giordano conduceva tale “speciaria” nel locale affittato dalle suore benedettine. Nella cura materana per le patologie si evidenzia un doppio binario: il popolo e la classe nobiliare. Per il popolo venivano usati i semplici, cioè piante medicinali singole. Per la classe nobiliare venivano preparate la cosiddetta “teriaca” composte da molte piante tra cui papagna, malva, timo, ferula, cipolla canina, rosmarino, cardo senza spine, muschio, mandragora, giacinto orientale (lampascione), noce vomica.

Di particolare evidenza storica è il “bolo materano”, terra medicinale sigillata, usato come antidiarroico, astringente, emostatico, cicatrizzante e disintossicante secondo l’antica medicina galenica. Francesco Paolo Volte ci testimonia che il “bolo materano” veniva usato presso la corte di Francesco I dei Medici a Firenze. Non è un’inezia il particolare secondo cui il nostro “bolo” era considerato ed usato dagli ambienti nobiliari.

Grazie all’intraprendenza dei colti del tempo, Matera si ritaglia il suo spazio tra i colossi della medicina rinascimentale. Conseguenze storiche concrete con Matera eletta capitale europea della cultura.

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